La Crimea, il Kosovo e il principio di autodeterminazione

Peter Baker sul New York Times riflette sulla relatività dei principi di sovranità e autodeterminazione degli stati, confrontando il caso della possibile secessione della Crimea dall’Ucraina con casi simili emersi negli ultimi decenni. In particolare, Baker riflette sulle somiglianze e sulle differenze tra il caso crimeo e il caso della secessione del Kosovo dalla Serbia avvenuta nel 2008.

Nel caso della secessione del Kosovo, le parti erano invertite: gli Stati Uniti la appoggiavano, mentre la Russia vi si opponeva fortemente. Ora il governo russo cerca di legittimare la sua posizione sulla Crimea appellandosi al Kosovo come un precedente che va osservato. Gli oppositori della politica russa in Crimea sottolineano le differenze notevoli che separano questo caso dal caso kosovaro e negano che il Kosovo possa valere da precedente.

Baker mostra come le posizioni degli Stati Uniti sulla sovranità e sull’autodeterminazione sono relative e variano a seconda delle circostanze:

“Il caso attuale sottolinea ancora una volta che, quali che siano i principi generali che vengono articolati, l’accettabilità della secessione di alcune regioni spesso dipende dalle circostanze.”

Ad esempio, gli Stati Uniti hanno appoggiato la secessione di Timor Est e del Sud Sudan, si oppongono alla secessione di Cecenia e Abcasia e hanno una posizione complessa sull’autodeterminazione della Palestina. Gli stessi Stati Uniti nacquero da una secessione dall’impero britannico.

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