Perché la Germania non vuole riannettere Kaliningrad

La Russia ha giustificato la sua recente annessione della Crimea col desiderio di riparare la cessione della regione all’Ucraina avvenuta nel 1954 e considerata “un errore della storia”. Sul Moscow Times Gabrielle Tétrault-Farber riflette su analogie e differenze con un altro caso di possibile “errore della storia”: il passaggio della regione di Königsberg/Kaliningrad dalla Germania all’Unione Sovietica avvenuto nel 1945.

La regione di Königsberg/Kaliningrad si trova sul mar Baltico ed è compresa tra la Polonia e la Lituania. Storicamente la regione ha avuto legami molto forti con il mondo tedesco, e Königsberg fu la città di Immanuel Kant. A partire dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, Kaliningrad è un’exclave sovietica/russa.

Anche se in principio la Germania potrebbe avanzare delle rivendicazioni su Kaliningrad simili a quelle avanzate dalla Russia sulla Crimea, ci sono tre differenze fondamentali tra i due casi. La popolazione tedesca di Königsberg/Kaliningrad fu decimata e deportata in massa negli anni della Seconda Guerra Mondiale: solo lo 0,8% della popolazione attuale della regione è tedesca. Il passaggio di Königsberg/Kaliningrad all’Unione Sovietica non fu un atto unilaterale, ma fu concordato con Stati Uniti e Regno Unito. Più in generale, la Germania non vuole riannettere Kaliningrad perché a partire dal 1945 la politica estera tedesca rifiuta in maniera netta l’espansionismo.

Fonte dell’immagine: Wikimedia Commons

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