Il genocidio in Ruanda, 20 anni fa

Il 6 aprile del 1994 l’aereo che trasportava il presidente del Ruanda Juvénal Habyarimana fu abbattuto da un razzo. Il Ruanda è un piccolo paese dell’Africa centrale, abitato prevalentemente dalle etnie hutu e tutsi. Habyarimana era un hutu: la sua morte fu un pretesto usato dal governo per massacrare la minoranza dei tutsi, accusata dell’attentato. Furono colpiti anche gli hutu “moderati”. In poco più di tre mesi furono uccise centinaia di migliaia di persone (le stime variano dai 500.000 a un milione di persone) e circa il 70% dei tutsi ruandesi. Il genocidio terminò quando le milizie tutsi riuscirono a imporsi e deposero il governo. Nel novembre 1994 l’ONU istituì il Tribunale penale internazionale per il Ruanda.

Il ventesimo anniversario dell’inizio del genocidio è ricordato oggi dalla maggior parte della stampa italiana e internazionale. Se ne occupano tra gli altri La StampaIl Post, Internazionale e il Washington Post.

Sarebbe sbagliato pensare al genocidio in Ruanda come un fenomeno che riguardò solo quel paese. Ci furono almeno tre aspetti che resero il genocidio un fenomeno di portata internazionale:

1. comunità di hutu e soprattutto di tutsi risiedevano anche nei paesi confinanti con il Ruanda e furono direttamente coinvolte. Anche i governi dei paesi confinanti furono coinvolti nei massacri o nell’accoglienza dei profughi. Dopo la presa del potere da parte dei tutsi, più di un milione di hutu lasciò il Ruanda per i paesi vicini;

2. benché si trattasse chiaramente di un caso di genocidio, la comunità internazionale scelse di non intervenire per fermarlo e le Nazioni Unite non riuscirono ad agire in maniera convincente. Un’operazione ONU avviata a fine giugno fu criticata per la sua inefficacia;

3. alcuni paesi occidentali appoggiarono fortemente una delle due parti in causa, dando loro sostegno materiale e copertura politica. In particolare, rimane molto controverso il ruolo svolto dalla Francia nel genocidio.

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