La prima breccia nella cortina di ferro

25 anni fa il governo ungherese decise di rimuovere i reticolati che segnavano il confine tra Ungheria e Austria e che costituivano parte di quella “cortina di ferro” che divideva l’Europa a partire dall’inizio della guerra fredda. La notizia fu riportata nel modo seguente dalla Stampa del 3 maggio 1989:

La cortina di ferro, tragico simbolo di decenni di guerra fredda, ha cominciato a cadere in Ungheria. Alla presenza di un centinaio di giornalisti di tutto il mondo, i reticolati percorsi dalla corrente elettrica sono stati abbattuti a Hegyshalom, alla frontiera con l’Austria. Contemporaneamente le operazioni di smantellamento avevano luogo in altre tre località, lungo i 350 chilometri di confine. Complessivamente, entro la fine del prossimo anno, cadranno 260 chilometri di reticolati fra Austria e Ungheria.

La storia dell’apertura della prima breccia nella cortina di ferro è stata raccontata anche da Sandro Scabello sul Corriere della Sera nel decimo anniversario e da Andrea Tarquini su Repubblica nel ventesimo anniversario.

La scelta di abbattere i reticolati di confine fu giustificata con il fatto che essi erano diventati superati “sia tecnicamente, sia da un punto di vista morale e politico”. Fu importante come gesto simbolico, ma ebbe anche conseguenze pratiche immediate. Nei mesi seguenti l’abbattimento migliaia di cittadini dei paesi dell’Europa centro-orientale si recarono in Ungheria “in vacanza” per emigrarare in realtà in Europa occidentale attraversando il confine con l’Austria, che era uno stato neutrale. Il flusso di tedeschi dell’Est fu particolarmente forte e fu uno dei fattori che condusse all’abbattimento del muro di Berlino nel novembre 1989.

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