L’Eurovision e la promozione dei diritti LGBT in Europa

La vittoria della drag queen Conchita Wurst all’Eurovision Song Contest la scorsa settimana ha rappresentato un’ulteriore tappa nell’affermazione dell’Eurovision come grande evento per la promozione dei diritti delle persone LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender). La storia dell’affermazione dell’Eurovision come uno dei principali eventi europei per la promozione della visibilità e dei diritti delle persone LGBT è stata tracciata dalla storica britannica Catherine Baker sul suo blog.

L’Eurovision Song Contest fu fondato nel 1956, in corrispondenza con l’avvio dei principali processi di integrazione politica ed economica dell’Europa occidentale. Si trattava di una competizione tra cantanti di diversi paesi europei, trasmessa dalle televisioni dei paesi partecipanti. Secondo Baker, già negli anni Ottanta l’Eurovision aveva cominciato ad attrarre considerevole attenzione da parte delle comunità LGBT europee, sia per il suo carattere volutamente kitsch che per la sua promozione della diversità culturale.

In parallelo con il crescente riconoscimento dei diritti LGBT in vari paesi europei, il legame tra l’Eurovision e i diritti LGBT divenne sempre più esplicito verso la fine degli anni Novanta. Nel 1997 partecipò al festival il primo concorrente dichiaratamente gay, l’islandese Paul Oscar, e nel 1998 l’Eurovision fu vinto dalla transgender israeliana Dana International. Altre performance di artisti LGBT sono avvenute negli anni successivi.

Il legame tra l’Eurovision e la cultura e i diritti LGBT è stato gradualmente riconosciuto dagli stessi organizzatori del festival. L’Eurovision ha cominciato a promuovere esplicitamente i diritti LGBT e a porsi come occasione per dare visibilità alla causa. Ad esempio, il legame tra Eurovision e diritti LGBT fu affermato in occasione dell’edizione 2008, che si tenne in Serbia. Secondo Baker, l’affermazione del legame tra Eurovision e diritti LGBT ha contribuito ad affermare il rispetto di tali diritti come elemento importante dell’identità europea.

Catherine Baker insegna storia del Novecento all’università di Hull. Si occupa principalmente di storia dei Balcani e di storia della cultura popolare. Nel 2010 ha pubblicato Sounds of the Borderland: Popular Music, War and Nationalism in Croatia since 1991 e nel 2013 ha pubblicato con Michael Kelly Interpreting the Peace: Peace Operations, Conflict and Language in Bosnia-Herzegovina.

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