L’inizio delle espulsioni degli immigrati messicani dagli USA

A partire dall’inizio della presidenza Obama nel 2009, più di due milioni di immigrati clandestini di origine messicana sono stati espulsi dagli Stati Uniti. Si è trattato della più massiccia espulsione nella storia degli Stati Uniti. Su Origins la storica Delia Fernández ricorda il sessantesimo anniversario della svolta restrittiva della politica degli Stati Uniti sull’immigrazione clandestina, iniziata con l’operazione Wetback.

L’immigrazione messicana negli Stati Uniti divenne un fenomeno massiccio durante la Seconda Guerra Mondiale, quando l’economia statunitense aveva molto bisogno di forza lavoro, soprattutto nel settore agricolo e nelle infrastrutture. L’accordo tra Stati Uniti e Messico per l’immigrazione di lavoratori (il cosiddetto programma Bracero) doveva inizialmente essere di breve durata, ma fu rinnovato ininterrottamente fino al 1964. Gli immigrati erano in gran parte uomini, impiegati con contratti semestrali in modo da disincentivare il loro stanziamento negli Stati Uniti.

Assieme con gli immigrati regolari, molti messicani immigrarono illegalmente negli Stati Uniti. La richiesta di forza lavoro economica era molto alta, e gli imprenditori agricoli premevano sulle autorità federali affinché conducessero pochi controlli sull’immigrazione clandestina. Fu sessant’anni fa, nel maggio 1954, che le autorità decisero di cambiare approccio e cominciarono ad adottare una politica restrittiva sull’immigrazione clandestina. Grazie all’operazione Wetback, in breve tempo più di un milione di immigrati clandestini di origine messicana furono espulsi dagli Stati Uniti.

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