Hong Kong e il secolo delle umiliazioni della Cina

La storia di Hong Kong segna l’inizio e la fine di quel “secolo delle umiliazioni” che ha caratterizzato i rapporti tra la Cina e l’Occidente nell’Ottocento e nel Novecento. Hong Kong fu annessa dalla Gran Bretagna nel 1842, al termine della prima guerra dell’oppio, che impose alla Cina di aprirsi alla penetrazione economica occidentale e giapponese. Il secolo delle umiliazioni si chiuse sostanzialmente con la fine della seconda guerra mondiale e la vittoria dei maoisti: gli unici territori su cui la Cina non aveva recuperato la sovranità erano la colonia portoghese di Macao e la colonia britannica di Hong Kong (oltre a Taiwan). Macao tornò alla Cina nel 1999.

Come racconta Peter Harris su The Diplomat, la colonia britannica di Hong Kong era formata da una combinazione di due territori diversi: il territorio centrale conquistato dai britannici durante le guerre dell’oppio, e un ampio territorio circostante concesso dai cinesi ai britannici nel 1898 per un periodo di 99 anni. Senza quel territorio, l’economia della parte rimanente di Hong Kong avrebbe sofferto gravi difficoltà. Anche per questo, il governo britannico decise di acconsentire al passaggio dell’intera Hong Kong alla Cina alla scadenza della concessione nel 1997. Il ritorno di Hong Kong alla Cina fu celebrato come la fine definitiva dell’epoca delle umiliazioni subite dalla Cina da parte delle potenze occidentali.

Secondo l’accordo concluso tra Regno Unito e Cina nel 1984, Hong Kong sarebbe passata a quest’ultima, ma le sue specificità economiche e politiche avrebbero dovuto essere preservate almeno per cinquant’anni. Contrariamente a ciò che spesso si crede, Hong Kong non era governata in maniera democratica durante il periodo britannico. Secondo Harris, «il governo britannico non fu certo illuminato, e fu sempre orientato alla massimizzazione dei profitti della metropoli invece che al miglioramento della situazione degli abitanti di Hong Kong». Fu solo l’ultimo governatore britannico della colonia, Chris Patten, a promuovere una parziale democratizzazione di Hong Kong nei primi anni Novanta, quando ormai il passaggio alla Cina era stato deciso. Harris definisce la mossa di Patten «una “bomba a tempo democratica” lasciata dai britannici poco prima del loro ritiro».

Secondo Harris, le rivolte a Hong Kong «hanno molto a che fare con il presente e il futuro della Cina […] ma sono anche intrinsecamente legate al passato della Cina». Le esperienze del secolo delle umiliazioni influenzano ancora fortemente la politica della Cina e i suoi rapporti con il resto del mondo: è per questa ragione che la Cina è estremamente sensibile all’affermazione della sua sovranità sulle varie isole del mar della Cina e alla questione dei suoi rapporti con il Tibet e Taiwan.

Fonte dell’immagine: Cotesebastien/Getty Images

Annunci