Perché l’Iran non ha sviluppato armi di distruzione di massa

Foreign Policy ha pubblicato un’intervista che proverebbe che l’Iran non intende produrre armi di distruzione di massa (chimiche, batteriologiche o nucleari), dato che l’ayatollah Khomeini pronunciò una fatwa contro il loro sviluppo. Khomeini fu il leader della rivoluzione islamica in Iran e guida suprema del paese dal 1979 al 1989. La sua fatwa contro le armi di distruzioni di massa fu ribadita dal suo successore Ali Khamenei a metà degli anni Novanta.

L’intervista è stata realizzata dall’analista e giornalista statunitense Gareth Porter a Mohsen Rafighdoost, che era un leader dei pasdaran e il responsabile per gli armamenti iraniani durante la guerra tra Iran e Iraq tra 1980 e 1988. Durante la guerra, l’esercito iracheno utilizzò armi chimiche, provocando la morte di circa 20.000 iraniani. Rafighdoost racconta che nel 1984 propose a Kohmeini di sviluppare armi di distruzioni di massa per rispondere agli attacchi: armi chimiche e batteriologiche, ma in prospettiva anche delle armi atomiche.

Khomeini rifiutò la proposta di Rafighdoost, sostenendo che le armi di distruzione di massa non erano compatibili con l’Islam e dunque non potevano essere utilizzate per la politica estera e di difesa dell’Iran, che era una repubblica islamica. Khomeini autorizzò solamente lo sviluppo di strumenti di protezione contro gli attacchi chimici iracheni, e la prosecuzione del programma nucleare solo per quanto riguardava la produzione di energia.

Nel 1987 l’esercito iracheno cominciò ad attaccare con armi chimiche pure i civili iraniani. Rafighdoost tornò a proporre a Khomeini lo sviluppo di armi di distruzioni di massa per contrattaccare, ma Khomeini tornò ad affermare che in base all’Islam «è proibito produrre queste armi. Potete solamente produrre delle protezioni contro di esse […] E non parlate proprio di armi nucleari».

Fonte dell’immagine: Wikimedia Commons

Annunci

1 commento su “Perché l’Iran non ha sviluppato armi di distruzione di massa”

I commenti sono chiusi.