Cosa ha insegnato alle potenze la fine della guerra fredda

I modi in cui gli stati interpretano gli avvenimenti storici influenzano il loro approccio alla politica estera. Sul Los Angeles Times lo storico statunitense Jeffrey A. Engel riflette sui diversi modi in cui la fine della guerra fredda viene vista negli Stati Uniti, in Europa, in Russia e in Cina, e sulle lezioni che ne sono state tratte per le loro politiche estere.

Per gli Stati Uniti, la sconfitta del blocco sovietico fu dovuta principalmente alla forza economica e militare americana e all’attrazione esercitata dal modello di vita americano. La lezione che ne è stata tratta è che gli Stati Uniti devono rimanere sufficientemente forti da potere fronteggiare le minacce esterne e che devono mantenersi fedeli ai loro valori.

Per l’Europa, la fine della guerra fredda fu dovuta soprattutto al processo di integrazione europea, che escluse il conflitto militare dallo spettro di opzioni che potevano essere perseguite. Pace, cooperazione, stabilità e prosperità fornirono le condizioni necessarie per il cambiamento in Europa orientale. La lezione che ne è stata tratta secondo Engel è che l’Europa deve continuare a puntare sul dialogo e sulla cooperazione.

Per la Russia, l’implosione del blocco sovietico fu «la più grande catastrofe geopolitica del secolo». Si trattò di un’umiliazione della Russia, e la lezione che ne è stata tratta – in particolare da Vladimir Putin – è che non ci si può fidare dell’Occidente, e che la Russia viene rispettata solo se è temuta.

In Cina gli eventi del 1989 sono stati interpretati in stretto collegamento con le proteste di piazza Tienanmen che accaddero negli stessi mesi. La lezione che ne è stata tratta dal governo cinese è che non bisogna esitare a utilizzare la forza per reprimere il dissenso, ma anche che bisogna contrastare l’insoddisfazione dei cittadini offrendo loro maggiore benessere economico.

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