La Guerra fredda c’entra poco coi rapporti tra USA e Cuba?

Affermando «todos somos americanos», il 17 dicembre scorso il presidente americano Barack Obama ha annunciato il disgelo nei rapporti tra gli Stati Uniti e Cuba. Era da più di cinquant’anni che le relazioni tra i due paesi erano molto difficili, dalla rivoluzione cubana e dal tentativo americano di rovesciare il regime comunista di Fidel Castro – e le relazioni non erano migliorate nemmeno dopo la fine della guerra fredda nel 1989.

La svolta delle scorse settimane è stata generalmente vista come il superamento di uno degli ultimi strascichi della guerra fredda. Al contrario, gli storici Marc-Wiliam Palen e Joel Wolfe sostengono che la vicenda dei rapporti tra Stati Uniti e Cuba non riguardi molto la guerra fredda, e riguardi molto di più la storia delle relazioni interamericane nell’intero Novecento. Non è un caso, sostengono, che i negoziati per il disgelo siano stati condotti in Canada e facilitati da un argentino (Papa Francesco).

Del resto, l’ostilità degli Stati Uniti verso il regime cubano non dipendeva solo dal fatto che è un regime comunista: gli Stati Uniti intrattengono da decenni relazioni normali con dei paesi comunisti. Inoltre, da decenni gli Stati Uniti sostengono che una politica di maggiori scambi commerciali con paesi autoritari non ostacoli la loro democratizzazione, e anzi la favorisca.

Secondo Palen e Wolfe, «il rifiuto americano di riconoscere il governo di Castro per più di cinquant’anni fu rafforzato dalla politica della guerra fredda, ma non era determinato da essa». La politica americana verso Cuba era «soprattutto e principalmente un retaggio dei modi in cui le relazioni interamericane funzionavano tra l’Ottocento e la guerra fredda».

Era quindi dettata dalla nostalgia per un’èra in cui gli Stati Uniti potevano controllare la politica latinoamericana a loro piacimento, e in cui usavano la concessione del riconoscimento diplomatico come arma di pressione politica sugli altri governi. Palen parla a questo proposito di «un inconscio sostegno collettivo alla dottrina Monroe dell’Ottocento: cioè al diritto autoconcesso e unilaterale per gli Stati Uniti di intervenire nelle questioni dell’emisfero occidentale».

In particolare, secondo Palen la politica americana verso Cuba è stata fortemente influenzata dalla tradizionale preferenza dei repubblicani per il protezionismo commerciale e l’imperialismo nelle Americhe. Storicamente, è stata Cuba a chiedere una liberalizzazione dei rapporti commerciali con gli Stati Uniti, fin dall’inizio del Novecento – ma gli Stati Uniti l’hanno sempre negata per ragioni politiche. Per questo, secondo Palen l’embargo del 1961 «non segnò l’inizio, ma piuttosto il culmine della politica economica imperialista e nazionalista adottata dagli Stati Uniti nei confronti di Cuba».

Oggi la situazione è cambiata: «l’apertura verso Cuba c’entra poco con la fine della guerra fredda, è piuttosto un segno che, anche se gli Stati Uniti rimangono il paese più ricco e potente dell’emisfero occidentale, non dettano più la linea politica della regione».

Fonte dell’immagine: Wikimedia Commons

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