Cosa c’entra il colonialismo con la medicina in Africa

In una recente intervista col John W. Kluge Center, la storica americana Jessica Pearson-Patel ha ripercorso la storia delle organizzazioni internazionali sanitarie in Africa. In particolare, ha messo in luce il rapporto che c’è stato tra il colonialismo e la medicina in Africa – un rapporto che influenza ancora la situazione sanitaria africana e il modo in cui vengono gestite crisi come quella del virus Ebola.

La storia della medicina moderna in Africa inizia col colonialismo, quando gli Europei crearono delle strutture mirate a proteggere principalmente gli occidentali dalle malattie tipiche di queste zone. In seguito i servizi sanitari cominciarono a occuparsi anche dei bisogni della popolazione locale, in linea con quella “missione di civilizzazione” che veniva usata come scusa per giustificare il colonialismo stesso.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) fu fondata dalle Nazioni Unite nel 1946. Si era già nel dopoguerra, ma si era ancora in epoca coloniale. Le potenze coloniali europee si opposero con forza all’apertura di una sede permanente dell’OMS in Africa: temevano che il personale medico dell’organizzazione, strettamente legato alle Nazioni Unite, potesse fomentare le ideologie anti-coloniali. Per ridimensionare il peso dell’OMS, alcune potenze coloniali crearono delle organizzazioni concorrenti, che col tempo scomparvero. Questi problemi della fase iniziale hanno influenzato negativamente lo sviluppo delle attività dell’OMS in Africa.

Con la fine del colonialismo fra gli anni Cinquanta e Settanta, l’OMS iniziò ad avere maggiore libertà d’azione. In questo periodo anche altre organizzazioni sanitarie iniziarono a giocare un ruolo importante in Africa, tra cui soprattutto Medici Senza Frontiere, che nacque in occasione della guerra civile in Nigeria alla fine degli anni Sessanta. Queste organizzazioni iniziarono ad agire con efficacia sul campo, portando così al miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni del continente. I loro sforzi si concentrarono sulla lotta alla malaria e al vaiolo, sul miglioramento dell’alimentazione di neonati e bambini e sulla creazione di infrastrutture mediche.

Ancora oggi, l’Organizzazione Mondiale della Sanità e Medici Senza Frontiere rimangono due delle principali organizzazioni sanitarie attive in Africa. Entrambe hanno svolto un ruolo di primo piano nel fronteggiare l’epidemia di Ebola scoppiata nell’Africa occidentale nel febbraio 2014. Secondo Pearson-Patel, gli errori commessi nella gestione dell’epidemia sono molto simili agli errori commessi nei casi di epidemia di febbre gialla o colera nel passato: scarsa accuratezza scientifica, disinformazione e scarsa attenzione alle specificità culturali e sociali.

Fonte dell’immagine: Wikipedia commons

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