I rapporti tra l’Italia e la Libia di Gheddafi

A partire dalla colonizzazione nel 1911, i rapporti tra l’Italia e la Libia rimasero molto stretti per più di mezzo secolo. La situazione cambiò a partire dal 1969, quando il potere in Libia fu assunto dal colonnello Mu’ammar Gheddafi, destinato a governare il paese fino al 2011.
Giunto al potere, Gheddafi ricorse a una forte retorica anti-italiana, usandola per unire le centinaia di tribù del paese. Fu istituita una “Giornata della vendetta” contro l’Italia, e nel 1970 i ventimila italiani di Libia vennero prima deprivati dei loro beni e poi obbligati a lasciare il paese. Di fatto Gheddafi stracciò l’accordo del 1956 e non mancò mai di ricordare le responsabilità coloniali degli italiani.

Nonostante questa retorica anti-italiana, i rapporti concreti tra i due paesi rimasero stretti. Grazie all’Eni, la Libia divenne il principale fornitore di petrolio e gas dell’Italia. Inoltre, la Libia era vista come un elemento di stabilità nella regione, in grado di contenere sia l’espansionismo sovietico che il fondamentalismo islamico. D’altro canto, gli acquisti italiani di gas e petrolio erano importanti per la Libia e contribuivano a finanziare il suo progetto di trasformazione in un rentier state a orientamento socialista. La Libia aveva anche bisogno dell’Italia per il know-how petrolifero e per disporre di un minimo di appoggio sulla scena internazionale. In questo periodo il fondo sovrano libico giunse ad acquisire il dieci per cento della Fiat. Questa politica di “reciproca utilità” venne sancita dalla visita del Presidente del consiglio Giulio Andreotti a Tripoli nel 1979.

Il decennio successivo, al contrario, fu il momento più basso dei rapporti italo-libici. Difatti, negli anni Ottanta Gheddafi si lanciò nel finanziamento di gruppi terroristici e si avvicinò notevolmente all’Unione sovietica, dei cui aiuti militari aveva bisogno per continuare la guerra contro il Ciad (1978-87). Queste mosse libiche furono attaccate dalla Nato, di cui l’Italia faceva parte. Nel 1986 gli Stati Uniti decisero di bombardare Tripoli, e per ritorsione la Libia lanciò due missili su Lampedusa, mancando però il bersaglio. Alcuni hanno sostenuto che ci sia stato un coinvolgimento libico anche nella strage di Ustica del giugno 1980.

Dopo quasi vent’anni di freddezza diplomatica, il riavvicinamento tra Italia e Libia si registrò tra il 1998 e il 1999, quando il ministro degli esteri Lamberto Dini e il Presidente del consiglio Massimo D’Alema si recarono a Tripoli per chiudere il contenzioso coloniale. La vera svolta nelle relazioni italo-libiche fu tuttavia impressa dal Presidente del consiglio Silvio Berlusconi, grazie alla sua amicizia personale con Gheddafi. Il Trattato di Bengasi, firmato nel 2008, riconobbe le responsabilità coloniali dell’Italia, che si impegnò a versare a titolo di risarcimento cinque miliardi di dollari e a finanziare infrastrutture per altre cinque miliardi di dollari (realizzate però da imprese italiane). La Libia dal canto suo si impegnò a combattere l’immigrazione clandestina. L’accordo tra i due paesi fu idealmente suggellato dall’istituzione della “Giornata dell’amicizia”, che ha sostituito la “Giornata della vendetta”.

Il rapporto tra l’Italia e la Libia di Gheddafi cambiò ancora una volta con le “primavere arabe” e le rivolte del 2011 contro il regime libico. In un primo tempo, l’Italia mantenne un atteggiamento ambivalente, trovandosi stretta tra la necessità di non isolarsi dai partner atlantici ed europei e il disagio nell’avallare una guerra verso il “nuovo amico” Gheddafi. Alla fine l’Italia concesse le proprie basi militari per le forze della coalizione internazionale che colpirono il regime di Gheddafi, favorendone la caduta nell’ottobre 2011.

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