Quando era la Germania ad essere indebitata

«Signor Abs, se lei non fa un buon lavoro, sarà impiccato a un pero. Se invece lavora bene, sarà impiccato a un melo». È Fritz Schäffer, ministro delle finanze del governo della Germania occidentale dal 1949 al 1957, a minacciare così Herman Josef Abs, consigliere economico del cancelliere Konrad Adenauer, che era in partenza per una serie di conferenze nelle quali si sarebbe discusso dei debiti della Germania.

Alla fine della seconda guerra mondiale quello che – secondo i nazisti – avrebbe dovuto essere un Reich millenario è un paese distrutto e diviso. I primi governi della Repubblica Federale Tedesca cercarono di rilanciare la sua economia, ma sulla ripresa gravava tra le altre cose il forte indebitamento dello Stato, che ammontava a vari milioni di marchi.

L’indebitamento tedesco non era dovuto solamente alle indennità di guerra che la Germania doveva ai paesi che  erano stati occupati dalle truppe naziste. All’indebitamento contribuivano anche dei prestiti internazionali contratti dal governo tedesco dopo la fine della prima guerra mondiale. All’epoca la Germania era in grave difficoltà e aveva problemi a onorare i suoi debiti. Nel 1923 e nel 1930 ricevette il sostegno del credito internazionale, affinché la sua economia ripartisse e affinché potesse riprendere i pagamenti alle potenze vincitrici. Queste ultime accettarono la cancellazione dei debiti di guerra tedeschi con il trattato di Losanna del 1932, ma non vennero cancellati i prestiti che la Germania aveva contratto con governi e banche private di Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna e altri paesi, e che ammontavano a 13,5 miliardi di marchi.

Con l’avvento del nazismo e poi lo scoppio della seconda guerra mondiale il pagamento di questi debiti fu prima rallentato e poi sospeso. Dopo la fine della guerra, per la Repubblica Federale Tedesca sarebbe stato possibile rinunciare ai debiti contratti. Tuttavia, due ragioni spinsero Adenauer, cancelliere dal 1949, a scegliere di riconoscere quei debiti: in primo luogo, se la Germania si fosse impegnata a ripagarli gli Stati Uniti, la Francia e la Gran Bretagna avrebbero potuto rivedere lo stato di occupazione del paese; in secondo luogo la Germania aveva bisogno di recuperare la credibilità necessaria per accedere al credito internazionale e per permettere dunque alle industrie tedesche di rifinanziarsi.

Il peso dei debiti poteva però schiacciare la fragile economia tedesca del dopoguerra, e quindi nei primi anni Cinquanta il governo cercò di trattare per una revisione dei debiti. Fu così che Herman Josef Abs partì per una serie di incontri il cui obbiettivo era quello di trasformare «i creditori di oggi nei finanziatori di domani». Alla Conferenza di Londra sul debito del 1953 la delegazione tedesca riuscì nel proprio intento. Le potenze occidentali, per evitare di umiliare la Germania e per facilitarne la ripresa, importante nel contesto della guerra fredda,  accettarono una riduzione di quasi il 50% del debito che la Germania aveva contratto tra le due guerre. Il pagamento delle indennità di guerra recenti sarebbe inoltre stato congelato fino all’eventuale riunificazione della Germania.

Tra il 1956 e il 1974 la Germania firmò undici trattati bilaterali con paesi dell’Europa Occidentale, ai quali si impegnò a versare quasi 850 milioni di marchi come risarcimento per le vittime degli abusi nazisti. Quando avvenne la riunificazione tedesca nel 1990, la Germania però non pagò le indennità di guerra rimaste. L’allora cancelliere Helmut Kohl affermò che non era possibile per le casse tedesche, impegnate nel difficile processo di assorbimento della Germania Est, sostenere il pagamento di quelle identità. Fu la Grecia a protestare in quell’occasione, ma la sua rimase una posizione isolata dal resto d’Europa.

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