Le canzoni sulla corsa allo spazio

 

Tra il 1957 e il 1975 Stati Uniti e Unione Sovietica furono protagonisti della «corsa allo spazio». Spinte dalla competizione della guerra fredda, le due superpotenze si sfidarono, ciascuna cercando di superare per prima i confini della Terra e dimostrare così la propria superiorità tecnologica. I sovietici furono i primi a mandare nello spazio un satellite (lo Sputnik 1 nel 1957), un uomo (Yuri Gagarin nel 1961), e a compiere la prima passeggiata spaziale. Gli statunitensi invece riuscirono per primi a far compiere a un equipaggio un’orbita lunare nel 1968, e ad atterrare sulla Luna nel 1969. Quest’epoca di grande competizione si chiuse nel 1975, quando le due superpotenze cominciarono a collaborare per il programma test Apollo-Sojuz.

La corsa allo spazio ebbe un impatto notevole sull’immaginario collettivo, tanto che molti artisti dedicarono, e ancora oggi dedicano, allo spazio alcune canzoni. Artisti come i Beatles in Across the Universe, oppure Patti Smith in Space Monkey, o più recentemente R.E.M., Kate Bush e Caparezza, solo per citarne alcuni, hanno usato lo spazio e le missioni spaziali come metafora per parlare d’altro. Le loro canzoni raccontano, oltre al fascino per le missioni, anche le speranze e le inquietudini degli anni in cui sono state scritte.
Uno degli artisti più influenzati dalla fantascienza è stato David Bowie. Il cantante inglese ha composto diversi pezzi sul tema, come Moonage daydream e Life on Mars? Due canzoni in particolare ci raccontano molto dell’autore e di quel tempo. Pubblicata nel 1969, Space Oddity è una delle canzoni più famose di Bowie. Richiamando il film di Stanley Kubrick 2001: Space Odissey, il pezzo racconta di un maggiore Tom, che viene lanciato nello spazio e che lì trova una strana pace interiore. Bowie ha affermato che la canzone si riferisce a un sentimento di alienazione. È un sentimento personale del cantante, ma è anche un sentimento più collettivo: per alcuni il testo fa riferimento a una condizione in cui era preferibile lasciarsi andare nello spazio, piuttosto che restare su un pianeta in cui ci si ritiene politicamente impotenti. Per altri aspetti la canzone sembra fare riferimento all’uso

Nell’altro brano, Starman, Bowie non canta di nessun viaggio spaziale, ma di un messaggio che arriva dallo spazio e viene trasmesso da Ziggy Stardust, alter-ego di Bowie, ai giovani della Terra. Il messaggio promette loro speranza. Pubblicata nel 1972, la canzone divenne uno dei singoli più famosi di Bowie dopo l’apparizione che il cantante fece insieme alla band Spiders from Mars al programma musicale inglese Top of the Pop. Bowie e i musicisti si esibirono acconciati con colori sgargianti sia nel vestiario che nella capigliatura – fu una tra prime rappresentazioni del glam.

Infine, Rocket Man di Elton John. Anche in questo brano il cantante racconta di un astronauta in partenza per Marte e, come per Space Oddity, il riferimento pare rivolto alla solitudine della rockstar. David Bowie però non apprezzò queste risonanze tra i due pezzi e ritenne di essere stato plagiato da Elton John. Per quest’ultimo la canzone fu anche una metafora involontaria del suo approdo su un nuovo pianeta, quello della musica pop. Il pezzo infatti segnò una trasformazione artistica del cantante inglese.

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