Le canzoni sul genocidio armeno

 

Non sono molte le canzoni ispirate al genocidio armeno, così come non ci sono molti film. Il repertorio sinfonico ne contiene fin dal 1915, quando il compositore armeno Komitas compose Children’s Prayer. Ma la prima canzone pop che racconta di quella tragedia è Ils sont tombés di Charles Aznavour, pubblicata cantante francese di origini armene nel 1975.

In alcuni versi si può ritrovare, se non una vera e propria accusa all’Europa, quantomeno una triste constatazione di quanto sia passato in silenzio il genocidio degli armeni. 

Nessuno alzò la voce in un mondo euforico, dice il cantante, l’Europa scopriva il jazz e la sua musica e il pianto delle trombe copriva quello dei bambini, sono caduti pudicamente in migliaia, milioni, senza che il mondo si sia mosso, diventano in un momento dei piccoli fiori rossi coperti da una tempesta di sabbia e poi dall’oblio.

Dopo di lui bisogna attendere più di venti anni prima di trovare un’altra band, i System of a Down, esponenti della scena rock alternativa statunitense, che racconti del genocidio in alcuni brani.

Nel 1998, all’interno del loro primo disco, i System of a Down, i cui componenti sono tutti di origine armene, inseriscono il brano P.L.U.C.K. con il quale raccontano in maniera meno diretta ma più rabbiosa la tragedia armena. 

La band di Los Angeles, nel 2005, torna a parlarne con Holy Mountains. Più doloroso e riflessivo del precedente, il brano inizia richiamando un canto rituale e recita versi che richiamano direttamente il genocidio come Can you feel the haunting presence (si può sentire la loro presenza ossessionante). Particolarmente significativo è il ritornello, che sembra urlato direttamente ai turchi responsabili del massacro Liar! Killer! Demon! Subito dopo vi è un richiamo al fiume Aras, il cui nome risale all’antica Armenia e che scorre tra Turchia e Armenia – un richiamo al fatto che ancora oggi la Turchia possiede parte del territorio rivendicato dagli armeni, come il monte Ararat e l’antica capitale Ani.

Sempre del 2005 è Adana di Daniel Decker e del compositore di origini armene Ara Gevorgyan. Nella città di Adana nel 1909 ci fu un massacro di cristiani armeni, e proprio sull’aspetto religioso insiste la canzone. Cantata per la prima volta il 23 aprile 2005 presso il memoriale del genocidio che si trova nella capitale armena Yerevan, il brano richiama le sonorità delle canzoni del folklore armeno.

Nel 2008 la band Scars on Brodway, fondata dal chitarrista dei System of a Down, compose Exploding/Reloading, mentre Serj Tankian, cantante della band, ne cantò nel 2010 in un suo brano solista, Yes, It’s Genocide.

Lo stesso anno, la band francese No One is Innocent, pubblicò Another Land. Il gruppo francese, il cui frontman ha origini armene, si inserisce perfettamente nello stile rock di quegli anni  ma in questo brano utilizza uno stile diverso. Oltre alla musica, molto diversa dalle altre composte dal gruppo, il testo è cantato in inglese. Con liriche molto dirette, recita versi come questi Ho visto crimini, stupri e lacrime. Il monte Ararat è testimone del nostro dolore fino alla fine dei tempi.

Nel 2013 vengono pubblicate The Armenian Genocide del rocker inglese Julian Cope e Open Wounds di R-Mean, rapper statunitense di origini armeneIn Open Wounds ritroviamo la stessa rabbia di P.L.U.C.K., il video inizia con alcuni armeni che bruciano una bandiera turca. Il testo è molto crudo e racconta esplicitamente le torture inflitte agli armeni. Non abbandoneremo mai la nostra causa, lo dobbiamo a chi abbiamo perso , dice il rapper alla fine della prima strofa , e questo è quasi un manifesto delle proprie intenzioni. Partendo da questa canzone, infatti, R Mean ha lanciato il movimento Open Wounds 1915, il cui scopo è quello di continuare a parlare e coltivare la memoria della tragedia subita dal suo popolo. Lo fa cercando di arrivare alle giovani generazioni, stampando lo slogan Our wonds is still open 1915 su magliette che hanno raggiunto una buona diffusione, e coinvolgendo altri artisti come Serj Tankian, cantante dei System of a Down, una ex componente delle Destiny Child, gruppo molto famoso negli anni Novanta, ma anche membri del Congresso americano.

In generale, la caratteristica comune di queste canzoni è quella quella di un’urgenza del racconto. Un’urgenza nata dalla negazione e dall’oblio in cui è caduto il genocidio armeno, e che spinge spesso a raccontare senza troppi giri di parole, non solo nel rapper ma anche in Aznavour. Forte è il richiamo alla musica tradizionale armena in alcuni brani, mentre in altri, come quelli dei System of a Down, la musica pare comunicare i sentimenti che questa storia, ancora a cento anni di distanza, muove in loro e nei discendenti della diaspora. Emblematica è la scelta dei No One Is Innocent che decidono di cantarne in inglese, come per poter raggiungere il maggior numero di persone possibile.

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