Le canzoni della fronda antifascista

“È nefando e ingiurioso per la tradizione e per la stirpe riporre in soffitta violini e mandolini per dare fiato a sassofoni e percuotere timpani secondo barbare melodie che vivono soltanto per le effemeridi della moda. È stupido, ridicolo e antifascista andare in sollucchero per le danze ombelicali di una mulatta o accorrere come babbei ad ogni americanata che ci venga da oltreoceano”

scriveva così Carlo Ravasio in un editoriale del Popolo d’Italia del 30 marzo 1928.

Il fascismo ebbe un rapporto complicato con la musica. Se da un lato vi erano i suoi inni politici che ne esprimevano l’ideologia, come Giovinezza, dall’altro la censura musicale fu in quegli anni molto attiva. Venne prima limitata e poi impedita la trasmissione di brani di musica straniera. A parte un breve periodo tra il 1936 e il 1937, il jazz, considerato una musica negroide quindi inferiore, venne escluso dalle trasmissioni dell’EIAR. Questa esclusione causò un ritardo nell’evoluzione della musica italiana, che produsse canzoni melodrammatiche, sullo stile della musica napoletana, fino alla fine degli anni Cinquanta.

Ciononostante la musica rimase un ambito nel quale la sotterranea opposizione al regime emerse sporadicamente, come mostra l’intensa attività della censura fascista e dell’OVRA, la polizia segreta fascista. La musica esprime quello che alcuni storici definiscono antifascismo esistenziale. Eliminate le opposizioni e coinvolta nelle adunate la popolazione, questo non significò un’adesione indiscriminata al regime, rimanevano delle sacche di resistenza, nascoste e protette ma presenti. Un’opposizione che non riusciva a organizzarsi, ma irriducibile proprio perché pre-politica, legata a uno spazio personale, intimo.

Un’ora sola ti vorrei è un brano del 1938, composto da Umberto Bertini. In molte denunce all’OVRA il significato di questo brano veniva distorto e cantato agli onnipresenti ritratti del Duce. La canzone è a tema amoroso e il testo recita: “Un’ora sola ti vorrei per dirti quello che non sai”; alcuni italiani parlando così al Duce parlavano della propria distanza dal regime, che non si poteva esprimere eppure era presente. Questo è un esempio di quel tipo di antifascismo che viene definito esistenziale.

Diverse sono invece le Canzoni della Fronda, ovvero canzoni che per il loro testo nonsense o ambiguo si prestavano a un uso antifascista. Mario Panzeri, uno dei grandi parolieri della canzone italiana che dopo la guerra compose canzoni celeberrime come Papaveri e papere e Una casetta in Canadà – anche queste rivolte ironicamente alla situazione politica italiana – venne convocato dalla censura fascista dopo che alcuni studenti avevano affisso alcuni versi della sua canzone Maramao perché sei morto ai piedi del monumento in costruzione al gerarca Costanzo Ciano a Livorno. Anche se l’autore negò, e lo negò anche dopo la guerra, il contenuto antifascista del testo, dopo questo evento la canzone venne bandita per qualche mese dalle trasmissioni EIAR e la sua interpretazione popolare rimase quella antifascista.

Stessa sorte nello stesso anno ha un’altra canzone di Panzeri, Pippo non lo sa, che la censura vede rivolta a Achille Starace, segretario del PNF, e agli altri gerarchi fascisti. In questo caso le allusioni sembrano più chiare, le divise fasciste diventano nella canzone lo strambo modo di vestire, e l’atteggiarsi in queste finte uniformi da parte dei gerarchi viene canzonato nel testo. Le canzoni hanno influenze jazz, per quanto la creatività dei musicisti non potesse spingersi oltre, e sono tra le migliori produzioni di quel periodo in Italia, tanto che soprattutto la seconda ebbe un discreto successo anche all’estero.

Nel 1940 le nubi della guerra si addensano sull’Europa. La guerra è in atto, anche se pare stia per finire celermente con una vittoria tedesca, e sappiamo quel che significa per l’Italia. Renato Rascel canta “è arrivata la bufera”, il brano allude all’arrivo della guerra e mostra come non tutto il popolo italiano fosse convinto di un buon esito dell’avventura militare. La bufera è la guerra che come l’acqua scende dal cielo, forse involontario richiamo ai bombardamenti nella metafora, e colpisce tutti siano belli siano brutti, siano vecchi o sian bambini, metà prezzo ai militar. Con un tono ironico classico, Rascel canta della paura che la guerra provocava nel popolo italiano. Sempre nel ’40 viene bandito il brano Silenzioso slow, conosciuto come Abbassa la tua radio, la censura teme che dietro queste parole sia nascosto un incentivo ad ascoltare Radio Londra, che trasmetteva notizie contrarie al regime.

La mia canzone nel vento, ebbe lo stesso trattamento di Un’ora sola ti vorrei. In questo caso, siamo nel 1942, la fatica della guerra è appena all’inizio, ma è abbastanza per consumare la frattura definitiva tra la popolazione e il regime. Le denunce raccontano di persone che cantano il ritornello, di Crivel nella registrazione, al Duce e lo modificano da “Vento portami via con te” in “Vento, vento portalo via con te”.

E sempre nello stesso anno l’attenzione della censura cadde su un altro brano di Panzeri, Il Tamburo della banda d’Affori. Nel ritornello si dice di un capobanda che comanda 550 pifferi, e proprio 550 era il numero dei rappresentanti nella Camera dei Fasci e delle Corporazioni, quel tamburo quindi sarebbe potuto essere Mussolini. Altri dettagli richiamano questa idea, il capobanda ha un’uniforme con i bottoni d’oro cioè un’alta uniforme come quelle che indossava talvolta il Duce, è un rubacuori, come era noto esserlo Mussolini; la banda arriva con i bastoni a penzoloni , come facevano le squadracce. Sono riferimenti, assonanze, non è una canzone di aperta protesta. La seconda strofa prende un significato solo se viene interpretata in questa direzione. Presa letteralmente pare quasi non avere significato, interpretata come una canzone sottilmente antifascista ne acquista molto di più. Il cantante non procede oltre seguendo la banda, il capobanda/Mussolini ha il piede sul binario ma non si sposta mentre sta arrivando un tram, che potrebbe rappresentare la guerra e la sconfitta ma anche la rivolta del popolo italiano, che infatti una volta che viene fatto fermare il tram, scende e non segue più il capobanda. Il popolo si allontana da quel Duce che gli aveva fatto battere il cuor. Il 1942 si può considerare l’ultimo anno del regime fascista, poi vi saranno la deposizione di Mussolini, l’armistizio e la sopravvivenza della RSI solo grazie all’appoggio tedesco.

I malumori, quell’antifascismo esistenziale di cui parlano alcuni storici, che queste canzoni ma ancora di più il loro utilizzo mostrano, sono le radici della Resistenza. Il regime fascista riuscì a sconfiggere le opposizioni e intimidì gli antifascisti, ma non riuscì a spezzarne la presenza, quella linea sottile e sotterranea di opposizione è quella che porterà all’esplosione resistenziale.

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