Le canzoni della prima guerra mondiale

La nascita di un’opinione pubblica diffusa e consapevole portò alla necessità per i governi delle nazioni coinvolte nella prima guerra mondiale di dover motivare la propria scelta di entrare in guerra. Per la prima volta nella storia la motivazione di una guerra non erano solo le necessità politiche e militari, ma i combattimenti dovevano essere motivati agli occhi di chi sosteneva il governo e di chi avrebbe combattuto quella guerra. Per rispondere anche a chi, come i movimenti operai, sosteneva fin da subito l’inutilità, per le masse, del conflitto, venne organizzata una propaganda forte e molto presente.

Le motivazioni della guerra erano molto ottocentesche: la patria chiamava i suoi figli a difenderla dall’aggressione dello straniero. La libertà era identificata con la libertà del territorio della nazione, non aveva il significato che avrà durante la seconda guerra mondiale, che era un conflitto tra democrazia e dittature. Il primo conflitto mondiale è come se segnasse un momento di passaggio tra il vecchio mondo con la sua cultura e il nuovo – non a caso alcuni storici lo pongono come inizio simbolico del XX secolo. Forse altrettanto non casualmente, a parlare di libertà in un modo più simile a quanto avverrà trent’anni dopo è la propaganda statunitense.

Non appena seppe dell’ingresso del suo paese in guerra contro gli imperi centrali, il famoso cantante, compositore e attore di Broadway George Cohan, compose Over There, in inglese Laggiù ovvero laggiù in Europa. Una delle canzoni di propaganda statunitense più celebre ha in alcuni passaggi alcuni elementi essenziali per capire come venne sostenuta la motivazione di entrare in guerra. […] hear them calling you and me, every son of the liberty ( loro, gli europei, ci stanno chiamando, chiamano me e te, ogni figlio della libertà). Non avendo questioni territoriali da mettere sul piatto, il governo statunitense sostiene che sia necessario difendere la libertà. Lo aveva già fatto in altri conflitti, come quello contro la Spagna per la libertà di Cuba, ma in questo caso la rilevanza è molto maggiore, perché a chiamare in soccorso sono le potenze europee e questo per gli Usa è un motivo di orgoglio, essere riconosciuti non solo al pari ma come necessari alle potenze alleate per vincere la guerra. Infatti il testo alla fine della prima strofa recita: tell your sweetheart not to pine, to be proud her boy’s in line, dì alla tua bella di non essere triste, di essere orgogliosa che il suo ragazzo sia in prima linea. E in dentro quel proud sta anche tutto il successivo The Yanks are comin! del ritornello, gli yankee stanno arrivando, come il settimo cavalleggeri, a salvare tutti.

Nel Regno Unito ebbe successo nel 1914 Keep the home fires buring (till boys come home). Molte sono le canzoni inglesi composte in quegli anni sul tema della guerra, come anche il riadattamento di Long way to Tipperary. La patria chiama i suoi figli, dalle colline e dalle valli per difendere e per non pesare troppo su questi soldati che vanno a difenderla gli altri cittadini devono cantare una canzoni allegra. Tenere acceso il fuoco di casa, come se dovessero tornare da un momento all’altro, ma vi è anche un triste presentimento, perché è anche come se si dovesse loro augurare di tornare a casa. La vittoria in questa canzone non pare scontata, anzi sarà da conquistare a duro prezzo. Nel testo ricorrono parole come distress, sofferenza, e nella prima strofa si invita a non peggiorare l’umore dei soldati in partenza. La seconda strofa poi richiama il motivo ufficiale per cui il Regno Unito entrò in guerra. A noble heart must answer the sacred call of “Friend”. Il cuore nobile che deve rispondere alla chiamata di un amico è quello inglese, e l’amico è il Belgio, che aveva stretto un patto di difesa con gli inglesi nel 1839, patto che garantì una motivazione ufficiale per l’ingresso del Regno Unito in guerra quando la Germania lo invase per raggiungere la Francia.

Ma se le canzoni patriottiche invitano al sacrificio e alla difesa della patria, quelle composte o cantate dai soldati tendono a raccontare della vita nelle trincee. Essendo l’Impero austroungarico composto da più etnie vi sono in quel periodo canzoni in varie lingue. I soldati giuliani in quell’esercito cantavano Maledeta sia la sveglia, dove il soldato lamenta di dover essere svegliato per andare a combattere. Ma se un soldato non ha voglia di alzarsi è forse perché non comprende fino in fondo perché sta combattendo. Nelle trincee, l’insensato massacro di soldati li portava a rifiutare le parole della propaganda e a non comprendere perché la patria necessitasse di un tale tributo di sangue. Molte furono le canzoni composte dai soldati a cantare questa incomprensione, questa distanza dalla versione ufficiale e propagandistica. Durante la prima guerra mondiale molti furono i canti scritti dai soldati, spesso vietati dai comandi perché disfattisti, e che si cercava di non far giungere alle orecchie dell’opinione pubblica. Nella seconda guerra mondiale invece, i soldati parvero accontentarsi, in entrambi gli schieramenti, delle canzoni della propaganda. La ragione forse sta proprio nelle motivazioni ideologiche, che nel secondo conflitto mondiale promettono non soltanto la liberazione di un territorio, ma anche un miglioramento collettivo e della qualità della vita. Le masse, anche se convinte della necessità di intervento contro le potenze straniere, una volta giunte in trincea sperimentavano sulla propria pelle, letteralmente, l’inutilità del sacrificio che veniva loro chiesto, e non capivano cosa avrebbero ottenuto da quel sacrificio. Non è un caso che nelle trincee le idee socialiste e anarchiche trovarono un modo per diffondersi.

La famosissima Canzone del Piave o Leggenda del Piave, composta nel 1918, ripercorre tutte le fasi della guerra. Vi è l’ingresso in guerra, la sconfitta di Caporetto e la definitiva vittoria. Ma i soldati, mentre i comandi facevano scrivere sui muri frasi come O il Piave o tutti accoppati, che più che patriottiche probabilmente ai soldati parevano la minaccia di quel che i loro stessi ufficiali avrebbero riservato loro se la linea del Piave non avesse retto, opponevano canzoni come La tradotta che parte da Torino, Ta-pum e Gorizia tu sia maledetta. La prima è particolarmente significativa, il treno che parte da Torino non fa più fermate fino al Piave, e qui si trova il cimitero della gioventù: è un sentimento che non lascia scampo, vi è solo un orizzonte di morte. Una morte a cui però non ci si può opporre, non vi è nella canzone un sentimento di ribellione nei confronti di questa situazione. È come se i soldati sentissero l’ineluttabilità di questa fine, decisa da un potere che non poteva essere sconfitto. Anche in questo senso vi è una differenza con la seconda guerra mondiale, quando le uniche canzoni scritte da soldati, i partigiani, cantano proprio di sconfiggere un potere ingiusto, che li mandava a morire e contro il quale combattevano. Si sa che molti furono i fucilati per diserzione, e che , come racconta Emilio Lussu in Un anno sull’altipiano, bastava poco a volte per essere fucilati.

In Gorizia tu sia maledetta si ha invece un vero e proprio rifiuto delle motivazioni ufficiali della guerra, i soldati erano in trincea per liberare le terre irredente, maledirle significa maledire lo stesso scopo per cui si è stati mandati a combattere. I soldati maledicono chi stava a casa, chi faceva soldi con il loro sacrificio. Traditori signori ufficiali, che la guerra l’avete voluta. Scannatori di carne venduta. E rovina della gioventù . Un ribaltamento dei ruoli, traditori non sono i soldati che rifiutano di combattere ma gli ufficiali che li lanciano in attacchi insensati e sanguinosi.

L’ineluttabilità della morte veniva sublimata, nelle canzoni, attraverso un desiderio di lontananza. Fin dal titolo, Far Far from Ypres, scritta dai soldati scozzesi dell’esercito del Regno Unito, canta di come i soldati volessero essere trasportati, come per magia, lontano dalla battaglia dove morirono migliaia di soldati e dove i tedeschi fecero un uso massiccio di gas. Ugualmente in I want to go home, la semplicità con cui i soldati cantano del voler andare essere portati via, oltre l’oceano è quasi commuovente.

Nelle canzoni composte dai soldati è come se mancasse un’opposizione concreta alla guerra. Anche se siamo a conoscenza delle migliaia di soldati che vennero fucilati come disertori per essersi rifiutati di prendere parte a quel massacro, quel che risalta da queste canzoni è come un resistenza passiva, una volontà di essere lontani ma l’impossibilità di agire secondo questa volontà, probabilmente proprio perché avrebbe significato soltanto la morte per fucilazione. Ma questo senso di condanna che risale da queste canzoni racconta molto bene che massacro fu quella guerra e come i soldati la vivessero come inutile, al di là di ogni retorica patriottica.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...