Perché il Südtirol è territorio italiano?

Lo scorso 24 maggio, in occasione delle celebrazioni del centenario dell’ingresso dell’Italia nella Grande Guerra, la provincia di Trento e alcuni comuni del Trentino-Alto Adige/Südtirol hanno deciso di lasciare la bandiera italiana a mezz’asta. Altri comuni altoatesini hanno deciso di non esporre proprio la bandiera italiana, ritenendo che ci fosse ben poco da celebrare nella ricorrenza.

Il Trentino e l’Alto Adige/Südtirol furono annessi all’Italia nel 1919, dopo la sconfitta austriaca nella prima guerra mondiale. In seguito agli accordi di pace passarono all’Italia anche le terre irredente di Trieste, Gorizia e dell’Istria. Per l’Italia si trattò di annessioni strategicamente molto importanti. La linea di frontiera fu fissata sullo spartiacque alpino, così che l’Italia poté sfruttare le Alpi come un enorme bastione, mettendo tra sé e i suoi nemici storici un confine naturale facilmente difendibile.

Tuttavia, mentre per Trento e Trieste l’annessione fu salutata come un “ritorno a casa”, i sudtirolesi vissero il passaggio all’Italia come l’imposizione di un dominio straniero e imperialista. Secondo le statistiche disponibili, nel 1910 la popolazione germanofona nell’area altoatesina ammontava a oltre il 90% del totale. Degli abitanti rimanenti, quasi la metà era di lingua ladina: gli italofoni erano veramente pochi. Un discreto numero di germanofoni, tuttavia, portava ancora un cognome italiano, che era sopravvissuto alla politica di assimilazione culturale promossa dall’impero austriaco a metà Ottocento.

Mappa etnolinguistica dell’Impero austroungarico nel 1910 (Fonte: Wikipedia)

In ogni caso, alcuni irredentisti e politici italiani, i cosiddetti salornisti, videro nell’annessione italiana del Sud Tirolo una palese negazione del principio di nazionalità che, al contrario, avrebbe dovuto secondo loro ispirare i vincitori della guerra nel disegnare i nuovi confini degli stati europei. Tra i salornisti – che prendevano il nome dalla chiusa di Salorno, il punto della valle dell’Adige considerato il confine tra Trentino e l’Alto Adige/Südtirol – spiccavano i nomi dell’irredentista trentino Cesare Battisti e di altri importanti politici italiani come Leonida Bissolati, Filippo Turati e Gaetano Salvemini.

A seguito dell’annessione, i rapporti tra italofoni e germanofoni non furono mai facili. Negli anni Venti e Trenta il fascismo avviò una campagna di assimilazione culturale che esasperò la popolazione tedesca. Dopo le speranze riversate sull’occupazione tedesca e sui possibili cambiamenti di confine nel secondo dopoguerra, negli anni Cinquanta e Sessanta alcuni movimenti autonomisti altoatesini utilizzarono il terrorismo per rivendicare l’indipendenza della regione. Gli attentati rallentarono solo nel 1972, quando il nuovo statuto di autonomia svuotò di fatto le competenze della regione Trentino-Alto Adige/Südtirol, trasferendo l’ampia autonomia amministrativa e fiscale di cui godeva alle due province autonome.

Le comunità germanofona e italofona vivono oggi in gran parte in modo separato. Le questioni della memoria legata al passaggio del Sud Tirolo all’Italia e alle politiche italiane di assimilazione della popolazione germanofona rimangono ancora molto delicate. Tensioni e controversie emergono soprattutto in occasione di ricorrenze e celebrazioni nazionali – come il 24 maggio scorso o in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia.

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