Alcuni stati vivono ancora nell’Ottocento

Tra i grandi attori internazionali, l’unico che si comporta davvero come un attore del XXI secolo è l’Unione europea. Gli altri – Stati Uniti, Russia, Cina – hanno delle visioni del mondo che sono ancora ferme al Novecento o addirittura all’Ottocento: «alcuni paesi sembrano serenamente legati a una visione del mondo propria del XXI secolo, mentre altri stati rimangono legati a visioni del mondo che risalgono a secoli fa». A sostenere quest’idea è lo studioso di relazioni internazionali Stephen M. Walt, che ne ha scritto recentemente su Foreign Policy.

I paesi dell’Unione europea sarebbero i migliori esempi di una mentalità da XXI secolo: hanno una visione liberale della politica internazionale, non amano la politica di potenza e il nazionalismo, e credono nel valore della democrazia, dello stato di diritto e di istituzioni transnazionali forti. Hanno ridotto fortemente le loro spese militari, scegliendo di puntare piuttosto sulla diplomazia e sull’esercizio del soft power.

Alcuni tra i vicini dell’Unione europea non appaiono però agire secondo una mentalità da XXI secolo. La Russia, ad esempio: la sua invasione della Crimea a inizio 2014 venne appunto criticata come un atto “da XIX secolo”. La politica estera russa è ancora ottocentesca, nel senso che rimane molto legata a concetti come la sovranità nazionale, la potenza dello stato, l’equilibrio tra le potenze. Ricorre anche alla forza per difendere la sua sfera di influenza, utilizzando vecchi strumenti come invadere altri stati o promuovere guerre civili nei loro territori.

Anche la Cina sarebbe uno stato che è sostanzialmente rimasto all’Ottocento, con la sua ossessione per la forza politica ed economica e il suo obiettivo di stabilire un’ampia zona di influenza in Asia. Pure la politica di Israele sarebbe ancora ottocentesca, con la promozione della colonizzazione dei territori occupati e con la perdurante influenza di un’ideologia politica – il sionismo – che «in fondo è mero nazionalismo etnocentrico da Europa ottocentesca». Secondo Walt, le visioni del mondo di altri attori internazionali risalgono ad epoche ancora più remote: l’Arabia Saudita, i talebani, Al Qaeda e l’ISIS fanno tutti riferimenti a idee del VI secolo.

Secondo Walt, gli Stati Uniti «sono una sorta di combinazione di idealismo da XXI secolo e di politica di potenza da XIX secolo». A livello retorico, sono molto attaccati ai concetti di democrazia, diritti umani, uguaglianza di genere, apertura dei mercati, e così via. Tuttavia, nei fatti gli Stati Uniti vogliono mantenere la loro posizione egemonica, sostengono numerosi regimi non democratici, ignorano il diritto e le istituzioni internazionali quando li ritengono d’ostacolo, e talvolta attaccano con la forza degli altri stati.

Walt sostiene che le differenze tra le visioni del mondo dei diversi stati siano importanti perché provocano incomprensioni reciproche: l’Europa capirà poco della politica della Russia se la guarda da una prospettiva del XXI secolo, ed entrambi avranno difficoltà ad anticipare e comprendere i loro comportamenti reciproci. La visione del mondo influenza anche gli strumenti e il linguaggio di cui uno stato dispone, per cui «quando dei paesi con diverse visioni del mondo interagiscono, uno di essi o entrambi possono ritrovarsi incapaci di parlare o di agire con un linguaggio che l’altro capisca».

Fonte dell’immagine: Wikimedia Commons

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