Gli anni ’80 e le serie TV

Negli anni ’80 la televisione assunse un nuovo ruolo nella società, i video musicali diventavano parte integrante delle canzoni, e in questo ruolo grande importanza hanno avuto le serie televisive. Parlare della cultura pop di quegli anni senza citare Knight Rider, MacGyver, Magnum P.I. o l’A-Team sarebbe una mancanza. Molti sono stati gli attori che hanno iniziato con parti, a volte anche piccole, in quelle serie, Michael J Fox, Leonardo di Caprio e Tom Hanks solo per citarne alcuni. Alcuni attori ottennero una fama duratura grazie a quelle serie, David Hasselhoff grazie a Knight Rider e Richard Dean Anderson grazie a MacGyver.

Quella qui sopra è la sigla di Knight Rider, conosciuta in Italia come Super Car. Insieme a McGyver è forse il telefilm che più ha avuto successo tra quelli prodotti negli anni ’80.  Entrambi hanno delle caratteristiche tipiche delle serie tv di quegli anni: i protagonisti sono uomini con speciali peculiarità – McGyver usa l’intelligenza, Michael Knight la super tecnologia – eppure sono persone comuni, rappresentati non come eroi, entrambi hanno dedicato la loro vita a combattere i soprusi ed entrambi lavorano per delle fondazioni.

In questi telefilm i politici e i dipendenti statali sono spesso rappresentati come corrotti e interessati non al bene comune ma al potere. Lo stato viene rappresentato come una macchina che sottrae soldi al cittadino comune, inaffidabile e spesso dalla parte dei cattivi. Gli anni ’80 sono gli anni del presidente Reagan e della sua visione di uno stato leggero: la sua propaganda verteva sugli sprechi statali e su come i lacci normativi dello stato frenassero la ripresa e i giusti lanci imprenditoriali degli statunitensi. I telefilm paiono trasmettere una versione ancor più semplificata di quei messaggi. Lo stato non appare come un’entità attiva nella difesa e nello sviluppo del cittadino, che anzi ha bisogno di fondazioni per essere difeso, talvolta persino dallo stato stesso.

L’A-team è un altro telefilm di quegli anni, in questo caso i protagonisti sono degli ex componenti di una squadra militare speciale condannati ingiustamente ed evasi dal carcere, che dalla clandestinità si occupano di difendere i cittadini che ne hanno bisogno. Spesso i loro antagonisti sono funzionari dello stato, governatori, sceriffi, membri dell’esercito. Anche in questa serie gli eroi sono rappresentati come persone normali: c’è quasi un’esaltazione del cittadino comune. L’uomo medio torna a essere la norma, dopo che durante gli anni ’60 e ’70 si era assistito a una ricerca dell’eccezionalità, della particolarità, della diversità. Il cittadino che non ha nessuno che lo difenda, nemmeno lo stato, deve chiedere aiuto a chi lo può capire perché in fin dei conti è come lui. Anche in questo caso si sente risuonare la narrazione reganiana, col ritorno ai valori di una volta, rappresentati dal sogno americano e dalla tradizione, e con l’esaltazione della maggioranza silenziosa. Lo stesso Reagan, per certi versi, rappresentava sé stesso come un Micheal Knight, una persona comune che si è elevata a difensore della classe media.

Se c’è una serie dove il richiamo ai vecchi valori di una volta è evidente è The Dukes of Hazzard, in Italia Hazzard. Bo e Luke Duke sono due scavezzacollo proprio come noi, dice la sigla italiana, due ragazzi di campagna che rappresentano perfettamente la versione pulita e stereotipata del redneck, del provincialotto. Lo zio sempre in salopette, saggio ma burbero, la bella cugina che fa la cameriera, una comunità dove ognuno ha il proprio ruolo: una rappresentazione molto stereotipata della provincia americana. I conflitti non sono mai del tutto dirompenti, ma si ricompongono in un clima di comunanza.

Un altro filone molto diffuso tra le serie televisive è quello poliziesco, una su tutte Miami Vice. In questo genere spesso la città è dominata dalle gang, sopratutto nei quartieri popolari dove si respira un clima quasi di assedio. Miami Vice fu un’altra delle serie di culto di quel decennio, innovativa per la regia e l’uso delle colonne sonore, dalla quale passarono attori come Bruce Willis e Melanie Griffith. Niente è pulito a Miami, i criminali sono collusi con la polizia e spesso anche con i politici, e il cittadino è abbandonato. A opporsi a tutto questo c’è una coppia di investigatori dai metodi spicci e spesso sopra le righe, costretti anche ad andare oltre la legge per combattere il crimine che sta dilagando in città. Anche in questo si ritrova parte della propaganda reaganiana: è possibile andare anche oltre la legge pur di far rispettare la legge, il fine giustifica i mezzi insomma.

Non sono le serie televisive a creare questo immaginario, sicuramente c’è la propaganda del Partito Repubblicano e incide anche la voglia di ritorno alla normalità dopo i focosi anni ’70. I produttori furono abili a capire quali messaggi avrebbero avuto più presa sul grande pubblico e li cavalcarono. Così facendo, trasformarono sensazioni e sensibilità in verità diffuse e convincenti. Attraverso questi telefilm, e a film come Rocky e Rambo, gli Stati Uniti riuscirono a risollevare la propria immagine agli occhi dell’opinione pubblica interna e internazionale, che era crollata ai minimi storici dopo la fine della guerra in Vietnam.

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