Le radici coloniali del piano di salvataggio della Grecia

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In queste settimane si è parlato molto dell’indebitamento della Grecia e dell’accordo trovato con i creditori internazionali. C’è chi ha paragonato quel che sta accadendo con l’occupazione nazista della Grecia durante la seconda guerra mondiale, ritenendo la Germania responsabile di aver imposto un piano umiliante per i greci. Jamie Martin, dottorando all’Università di Harvard, spiega sull’Imperial and Global Forum perché il paragone non sia del tutto preciso. A suo avviso conviene riferirsi non alla Germania nazista, ma all’Europa tra le due guerre e al suo sistema ereditato dal colonialismo.

Il primo paragone che Martin compie è quello con l’Egitto del 1876. All’epoca l’Egitto, formalmente parte dell’Impero Ottomano, era governato da una specie di viceré, Ismail Pasha. Nel 1876 il paese, fortemente indebitato, era sull’orlo della bancarotta, così Pasha dovette accettare la creazione di una commissione internazionale, organizzata dagli europei, che controllasse le finanze pubbliche egiziane. Questa commissione inaugurò un lungo periodo di intenso intervento europeo in Egitto.

Il caso dell’Egitto, assieme ad altri interventi simili realizzati ad esempio nell’Impero Ottomano o in Cina – o anche in Grecia nel 1893 – fecero da modello per il primo intervento di un organismo internazionale tenuto a supervisionare l’attuazione di un programma di austerità. Nel 1921 l’Austria, sconvolta dall’esito della guerra, viveva un momento di grande instabilità finanziaria e la neonata Lega delle Nazioni dovette intervenire per soddisfare le esigenze dei creditori. Il piano messo in piedi fu molto ambizioso, e il problema principale per la Lega era assicurarsi che il nuovo e debole stato fosse in grado di attuare le riforme necessarie a stabilizzare la valuta: un freno immediato alla produzione di moneta e una forte dose di austerità fiscale. Attuate queste riforme, l’Austria avrebbe potuto richiedere nuovi prestiti stranieri e gradualmente tornare alla normale attività economica.

Venne nominato un “Commissario generale” neutrale, Alfred Rudolf Zimmerman, olandese e sindaco di Rotterdam. Nel 1918 aveva represso una sollevazione socialista – e gli emissari della Lega sapevano che il forte partito socialdemocratico e i sindacati austriaci avrebbero potuto creare problemi. La funzione del commissario era imporre la disciplina, assicurando la stabilizzazione della moneta anche in caso di tumulti interni. Solo in presenza di qualcuno che garantisse i loro prestiti, ritenevano gli emissari della Lega delle Nazioni, i finanziatori stranieri avrebbero prestato nuovo denaro all’Austria.

Gli emissari della Lega si impegnarono molto per spiegare che quel che stava avvenendo in Austria era molto diverso da quanto era avvenuto in Egitto, Turchia o Cina. La Lega delle Nazioni si presentava come un mediatore tra i creditori e l’Austria, riducendo il rischio di umiliazione degli austriaci e garantendo i creditori stranieri. Fu importante per i burocrati e gli esperti che guidavano la ricostruzione dell’Austria poter enfatizzare che il loro era il lavoro di un’organizzazione internazionale pienamente neutrale. In realtà, il sistema attuato in Austria non era molto diverso da quello usato nei paesi non europei.

La Lega delle Nazioni istituì simili programmi di ricostruzione finanziaria in diversi paesi dell’Europa centrale e orientale negli anni successivi. Lo schema austriaco fece anche da modello al Piano Dawes del 1924. Questo lavoro della Lega costituì una fonte importante di esperienza e pratiche per il Fondo Monetario Internazionale creato durante la seconda guerra mondiale. Le radici degli “aggiustamenti strutturali” del FMI possono essere trovate qui, così come quelle del recente programma di salvataggio della Grecia. Quando questi piani di ricostruzione vennero attuati per la prima volta, vi erano pochi modelli per la loro ideazione: il meglio che si potesse fare era imporre una forma di amministrazione semi-coloniale in Europa.

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