La strage di Bologna nella cultura popolare

Il 2 agosto 1980 i Nuclei Armati Rivoluzionari, gruppo di terroristi fascisti, misero una bomba alla stazione di Bologna, causando 85 morti e 200 feriti. Se la strage di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969 viene vista come data di apertura della strategia della tensione, quella di Bologna in qualche maniera chiude quel periodo storico. In molti hanno indagato le trame che stanno dietro a questo attentato: la magistratura ha individuato i colpevoli nei NAR, ma si è ipotizzato il coinvolgimento di una serie di altri attori, dai servizi segreti deviati ai terroristi palestinesi.

La strage di Bologna colpì molto l’opinione pubblica, ma solo negli ultimi anni pare che la cultura popolare se ne stia occupando. Ne parla ad esempio il romanzo di Gennaro de Cataldo sulla banda della Magliana, Romanzo Criminale, alludendo a legami tra stato, criminali e attentatori. Il tema è ripreso anche nel film e nella serie televisiva ispirati al romanzo.

La strage viene citata anche nel film L’Estate di Martino di Massimo Natale (2010). In questo film la strage, pur non rappresentata direttamente, chiude un ciclo, una stagione di vita, non solo del protagonista, ma di tutto il paese.

Nel 2014 è uscito il primo film che parla direttamente della strage, si intitola Bologna 2 agosto….I giorni della collera , ed è stato realizzato da Giorgio Molteni e Daniele Santamaria Maurizio. Infine quest’anno è stato prodotto La linea gialla, che racconta la vita della più giovane vittima dell’attentato, Angela Fresu.

Vi sono diversi documentari sulla strage, come Il trentasette, memorie di una città ferita realizzato nel 2005 da Roberto Greco. Il titolo fa riferimento a un autobus che subito dopo la strage venne utilizzato come pronto soccorso mobile. Vi sono poi le opere del regista Filippo Porcelli dedicate alla memoria della strage: 2 agosto 1980. Oggi del 2005; 2 agosto, stazione di Bologna. Binario 9 ¾ del 2006; NowHere del 2007; 10:25 del 2010. Infine, nel 2012 è uscito  Un solo errore – Bologna, 2 agosto 1980, di Matteo Pasi.

La strage è stata citata direttamente o indirettamente in molte canzoni. Giorgio Gaber ad esempio la nomina in Qualcuno era comunista“Qualcuno era comunista perché piazza Fontana, Brescia, la stazione di Bologna, l’Italicus, Ustica, eccetera, eccetera, eccetera”. Anche Guccini e Bertoli vi alludono in due loro brani.

L’epoca in cui è avvenuta la strage di Bologna è molto diversa da quella dell’attentato in Piazza Fontana, ed è proprio la diversa tipologia di canzoni che vengono composte a riguardo. Molte canzoni sull’attentato a Milano furono composte negli anni immediatamente successivi alla strage. Al contrario, le canzoni sull’attentato a Bologna sono molto successive e sono molte meno, e spesso sono canzoni di gruppi bolognesi o dell’Emilia Romagna. Un’altra differenza è che i brani che parlano di Bologna sono quasi rassegnati e cantano lo sgomento, la mancanza e lo strazio, mentre quelli su piazza Fontana cantavano la rabbia e la voglia di rivalsa.

Nel 2001 Lucilla Galeazzi dedicò Per Sergio a un suo concittadino morto nella strage. Nel 2013 i Modena CIty Ramblers hanno composto, nel loro classico stile folk, il brano Il giorno che il cielo cadde su Bologna. 

Anche Bologna, 10 e 25 di Paolo Fiorucci canta delle vittime, lo strazio di chi si è perso e di chi stava partendo per le ferie. Anche in questo caso però è come se mancasse un contesto politico preciso: è un dolore personale più che politico.

Gli Oblivion sono un gruppo musicale, comico e teatrale. Con uno stile ispirato al Quartetto Cetra, nel brano La stazione di Bologna (2012) raccontano non tanto della strage ma di una giornata alla stazione dei treni, e solo nell’ultima strofa il riferimento alla strage si fa esplicito con la citazione dell’orologio fermo alle 10:25.

Gli Offlaga Disco Pax sono un gruppo emiliano e con la loro musica spesso dissonante sono considerabili un gruppo impegnato di questi anni. Parlano della loro terra e lo fanno spesso in modo tagliente. In un brano del 2008, Sensibile, ragionano e riflettono su una base musicale lieve su chi ha compiuto la strage. Parlano di loro non come mostri, ma come uomini e donne, mettendone in luce le contraddizioni e le storture dei loro ragionamenti.

Infine, nel 2014 i bolognesi Lo Stato Sociale hanno raccontato la strage con gli occhi di un bambino che parla del padre che lavora sulla linea 30, uno degli autobus che transitava davanti alla stazione.

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