Le canzoni sulla bomba di Hiroshima

L’esplosione di due bombe atomiche sulle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki il 6 e il 9 agosto 1945 hanno colpito molto l’immaginario collettivo. Molte sono le canzoni composte su questo tema, molti artisti, con diverse sensibilità, hanno voluto raccontare quello che quella tragedia ha suscitato in loro.

Tra i brani composti sul tema, si possono individuare alcune categorie diverse. Peace on Earth di John Coltrane è un brano struggente ispirato al jazzista dalla visita alla città di Nagasaki e al suo sacrario. La musica e il titolo ispirano a una sorta di monito, che venga la pace sulla terra perché quel che è accaduto in Giappone non debba accadere mai più. Il brano, composto nel 1966, è uno degli ultimi di Coltrane che morirà l’anno successivo.

Undici anni più tardi gli Utopia, una prog band newyorkese, pubblicarono Hiroshima. La band suona un rock progressivo tipico degli anni Settanta, con frequenti variazioni e stacchi e con la musica che sottolinea i passaggi del brano. Una prima strofa dove si descrive la vita della città pochi attimi prima dell’esplosione, un intermezzo dove si racconta come nessuno potesse sapere quel che sarebbe potuto accadere, poi il brano diventa sempre più aggressivo, parla di costruire un forno dovre friggere gli abitanti. Il pezzo si chiude con un messaggio ai cittadini giapponesi direttamente dagli Stati Uniti, nel quale si comunica che il 15 agosto, giorno della ricorrenza della vittoria contro il Giappone, due città sarebbero state rase al suolo. Un secondo intermezzo, quasi ossessivo, recita Hiroshima e Nagasaki, che non si dimentichi, in un crescendo segnato dall’insistenza sulla parola “fuckin'”.

Diverse sono le sensibilità con cui gli artitsti si confrontano con un tema tanto terribile e complesso come quello della distruzione di Hiroshima e Nagasaki. Ney Matogrosso, come cantante, e Vinicius de Moraes, come compositore, nel 1973 pubblicano A Rosa de Hiroshima. La canzone è concentrata sulle vittime della bomba e  musicalmente ricorda quasi una ninna nanna. I primi versi, quasi a sottolineare la scelta musicale, riguardano i bambini vittime dell’esplosione. Le rose del titolo sono le ferite, da non dimenticare dice il ritornello; sono rose radioattive ed ereditarie, una ferita che non si potrà mai rimarginare.

Nel 1985 anche i Nomadi hanno dedicato un brano all’esplosione di Hiroshima. Il pezzo si intitola Il pilota di Hiroshima e racconta la vita di Claude Eatherly, un aviatore americano incaricato di volare sopra Hiroshima per dare il via libera all’Enola Gay, l’aereo con la bomba. Sconvolto dalla vista dell’esplosione e dalla conoscenza dei danni causati, non riuscì più a tornare alla normalità, rifiutò una promettente carriera nell’esercito, tentò due volte il suicidio, perse la famiglia e finì a vivere di espedienti e stenti. Fin dalle prime strofe si parla dell’inferno che vive quest’uomo, che non parla e non dorme più. Nonostante una critica velata agli Stati Uniti, è una canzone che parla più in generale di un senso di colpa occidentale.

Molti sono i brani di autori giapponesi che parlano delle esplosioni, come Hibari Misora, una delle più grandi cantanti enka, una musica popolare giapponese. Molto interessante è il brano del musicista nippo-coreano Pak Poe: Hiroshima never again. Il brano è ispirato alla musica folk americana (Pak Poe è conosciuto come il Dylan giapponese) e insiste sul fatto che quel che è accaduto non deve più ripetersi. A differenza delle produzioni occidentali, dove prevale il senso di colpa o un sentimento di accusa, nelle produzioni giapponesi prevale la vista dell’orrore e quindi la speranza che una cosa simile non si debba mai più vedere.

Un brano che canta di questo senso di colpa occidentale è Enola Gay degli Orchestral Manoeuvres in the Dark. Dalla musica il brano sembrerebbe una ballata spensierata, in realtà si rivolge direttamente all’aereo che sganciò la bomba sopra Hiroshima. Alcuni versi sono molto significativi: «avresti fatto meglio a stare a casa ieri», esordisce così il brano, «le parole non possono descrivere quanto hai mentito». L’accusa è diretta contro l’esercito statunitense, ma più in generale contro l’occidente: «La mamma è molto orgogliosa del suo piccolo ragazzo [“Little Boy” era il nome dato alla bomba esplosa su Hiroshima] ma il bacio che hai dato non se ne andrà mai più», «Enola Gay, quello che hai fatto non se ne andrà mai dai tuoi sogni». E i sogni sono un immaginario collettivo colpito da queste esplosioni, dalla distruzione che causarono.

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