8 film sulla deportazione degli ebrei di Roma

Il 16 ottobre 1943, poco più di un mese dopo l’inizio dell’occupazione tedesca dell’Italia, le truppe naziste di stanza a Roma catturarono circa mille ebrei residenti in città – una buona parte della comunità romana. Gli ebrei furono deportati nei campi di sterminio tedeschi, e alla fine della guerra furono solo in sedici a tornare vivi a casa. Anche se è nota come «la razzia del ghetto di Roma», la razzia del 16 ottobre non riguardò solo gli abitanti della zona del ghetto: da molto tempo ormai gli ebrei di Roma vivevano anche in altre zone della città.

La cattura degli ebrei romani è stato il più grave attacco nazista contro gli ebrei italiani, ma ha ricevuto un’attenzione limitata da parte del cinema italiano e straniero. Le attenzioni e le ricostruzioni si sono concentrate principalmente sulla questione del ruolo giocato dalla Chiesa, e in particolare da papa Pio XII, nella persecuzione o nella protezione degli ebrei romani. Oltre ad alcuni lavori specificatamente dedicati alle vicende del 16 ottobre 1943, la cattura degli ebrei di Roma entra come tema secondario in una serie di altri film ambientati in quell’epoca.

Il primo lavoro cinematografico dedicato alla vicenda fu 16 ottobre 1943, una trasposizione dell’omonimo libro di Giacomo Debenedetti, che è una delle più importanti testimonianze lasciate dai sopravvissuti. Il film, uscito nel 1961, è un cortometraggio che alterna immagini di finzione a immagini documentarie, con la voce fuori campo di Arnoldo Foà che legge brani tratti dal libro.

L’unico film non documentario che ricostruisce la cattura degli ebrei romani è L’oro di Roma di Carlo Lizzani, anche questo del 1961. Anche se parte della storia ruota attorno alla confisca degli oggetti d’oro degli ebrei romani da parte dei nazisti, il rastrellamento del ghetto la mattina del 16 ottobre è un momento decisivo per le vicende dei due protagonisti, un’ebrea e il suo fidanzato cattolico.Garofalo_fig03

Se nell’Oro di Roma la razzia del 16 ottobre segna la parte finale del film, nella Linea del fiume (1976) ne è l’inizio. La storia qui è quella di un bambino ebreo romano, che sfugge alla retata aiutato da un prete, e che poi parte per un viaggio verso Londra alla ricerca del padre.

La deportazione degli ebrei romani entra solo in modo laterale nella Storia di Luigi Comencini (1986), una trasposizione dell’omonimo romanzo di Elsa Morante. In una scena, la protagonista osserva un treni carico di ebrei romani appena catturati, in partenza verso i campi di sterminio: è la prima rappresentazione cinematografica di quello che succede agli ebrei dopo la loro cattura.Garofalo_fig08bn

Nel 1997 Ettore Scola gira ’43-’97, un documentario dedicato specificatamente alle vicende del 16 ottobre. È un cortometraggio in cui si alternano immagini di finzione e spezzoni di altri film, e in cui Scola suggerisce un parallelo tra il razzismo dei nazifascisti e il razzismo contemporaneo. Scola cita la cattura degli ebrei anche nel suo film del 2003 Gente di Roma.

Il primo – e finora unico – film straniero che tratta la deportazione degli ebrei romani è Amen. di Costa Gavras, del 2002. Uno dei protagonisti, un ufficiale delle SS, arriva a Roma per denunciare al papa quello che ha visto nei campi di sterminio, e arriva proprio la mattina del 16 ottobre, imbattendosi nei rastrellamenti in corso.

Il riferimento cinematografico più famoso alla cattura degli ebrei di Roma è probabilmente La finestra di fronte di Ferzan Ozpetek (2002), in cui l’anziano ritrovato senza memoria dai due protagonisti si rivela essere un ebreo scampato alla retata del 1943, di cui conserva dei ricordi vividi.

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