Gli altri stati che hanno cambiato bandiera

Nelle scorse tre settimane la Nuova Zelanda ha tenuto un referendum per decidere se adottare una nuova bandiera, ma ha prevalso il mantenimento di quella attuale, da alcuni ritenuta troppo chiaramente legata all’antica dominazione britannica. La bandiera è uno dei simboli principali di uno stato, legata direttamente alla sua identità: accade molto raramente che si decida di cambiarla. Ad esempio, il tricolore italiano è sopravvissuto quasi indenne sia all’affermazione del fascismo che alla transizione alla repubblica. Decidere di cambiare la bandiera nazionale è un atto molto raro, e per questo è significativo quando accade.

Se si prendono in considerazione tutti gli stati oggi esistenti nel mondo, sono molto pochi quelli che durante la loro storia hanno deciso di cambiare bandiera. Più spesso sono avvenute delle modifiche parziali (aggiungere una stella, togliere una scritta, e così via), e talvolta sono avvenute delle modifiche temporanee: ad esempio, il regime dei Khmer rossi in Cambogia introdusse una nuova bandiera, ma caduto il regime venne reintrodotta quella pre-esistente.

Le rivoluzioni, i colpi di stato e i cambi di regime sono tra le cause più frequenti di cambiamento della bandiera nazionale. Il caso più celebre è quello della Francia, la cui bandiera tricolore venne introdotta poco dopo la rivoluzione del 1789, prendendo il posto delle bandiere bianche coi gigli utilizzate nel periodo monarchico. Anche la bandiera odierna del Portogallo fu adottata dopo la rivoluzione che abbatté la monarchia nel 1910; in modo simile, quando in Germania cadde l’impero e fu istituita la repubblica nel 1918, venne deciso di cambiare la bandiera.

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La bandiera francese prima della rivoluzione
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La bandiera francese dopo la rivoluzione

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La bandiera del regno di Portogallo
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La bandiera del Portogallo repubblicano

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La bandiera dell’impero tedesco
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La bandiera della Germania repubblicana

Gran parte dei paesi nati dal processo di decolonizzazione hanno mantenuto fino a oggi la bandiera adottata dopo l’indipendenza. Ci sono state alcune eccezioni, come ad esempio il Laos e il Burkina Faso, ma l’eccezione più vistosa fu quella prodotta dall’ascesa al potere di regimi panarabi in Africa e Medio Oriente tra gli anni Cinquanta e Sessanta. Il successo del panarabismo spinse a cambiare le bandiere di una serie di paesi: è allora che furono creati tra gli altri gli attuali simboli di Egitto e Sudan, che non a caso si assomigliano parecchio.

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La bandiera del regno d’Egitto
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La bandiera dell’Egitto repubblicano

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La bandiera del Sudan fino al 1970
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La bandiera del Sudan dal 1970

Il caso del cambiamento della bandiera del Sudafrica nel 1994 è uno dei casi che mostra più chiaramente la connessione tra la bandiera e l’identità di uno stato. Abolito l’apartheid, era necessario abolire anche la bandiera nazionale utilizzata fino ad allora, che era troppo strettamente collegata con il periodo della dominazione bianca. La nuova bandiera doveva rappresentare il nuovo carattere multirazziale del paese, e fu infatti adottata il giorno delle prime elezioni a suffragio universale. In modo per certi versi simile, nel 2001 anche il Ruanda decise di cambiare la propria bandiera, come parte del processo di riconciliazione nazionale e riflessione sul genocidio avvenuto nel 1994.

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La bandiera del Sudafrica dell’apartheid
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La bandiera del Sudafrica post-apartheid

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La bandiera del Ruanda fino al 2001
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La bandiera del Ruanda dal 2001

La Nuova Zelanda non è stata interessata da nessuna rivoluzione e da nessun cambio di regime, né nel suo passato né nell’epoca più recente. Il caso più simile al suo fu quello del Canada: un altro ex possedimento britannico che a un certo punto della sua storia decise di rimuovere l’Union Jack dalla sua bandiera e di disegnarne una nuova.

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La bandiera del Canada fino al 1965
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La bandiera del Canada dal 1965

Questo articolo è stato aggiornato dopo i risultati del referendum sulla bandiera della Nuova Zelanda il 24 marzo 2016.

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