Storia e dibattito pubblico

L’inizio della campagna referendaria ha visto il ritorno, prepotente, della Storia nel dibattito pubblico. Non tutti sono stati richiami storicamente affidabili.

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Non è praticamente possibile stabilire se e cosa voteranno i partigiani combattenti, interpretando in questo modo l’aggettivo veri usato dalla Ministra Boschi altrimenti di difficile interpretazione. Per quanto riguarda l’iscrizione di non partigiani all’ANPI, si può notare che alla sua fondazione, nel giugno del 1944, era possibile l’iscrizione ai partigiani combattenti, ai patrioti, e ai benemeriti. Le tre categorie erano divise in base al grado di partecipazione alla lotta partigiana: la prima a chi aveva preso parte a vere e proprie battaglie; la seconda a chi aveva sostenuto la lotta, staffette e chi aveva sistematicamente prestato aiuto con basi logistiche o altro; la terza a chi aveva aiutato non sistematicamente la lotta partigiana. Infine era possibile iscriversi anche ai parenti di partigiani morti in combattimento anche in caso non avessero partecipato o sostenuto attivamente la Resistenza, purché ovviamente non fossero compromessi con il regime fascista.

Negli anni ’80 il PCI fece alcune proposte di riforma costituzionale. Le proposte di Berlinguer e di Ingrao hanno alcuni punti peculiari molto importanti: abolizione del Senato, senza trasformazione in una Camera delle Regioni; entrambi volevano salvaguardare l’azione legislativa della Camera, Ingrao in particolare temeva che il Governo se ne appropriasse abusivamente, e volevano opporsi a una personalizzazione della politica, erano gli anni di Reagan e Craxi, che in Italia portava avanti una proposta di riforma costituzionale a cui il PCI si oppose; infine centrale era la legge elettorale di tipo proporzionale. Da questo punto di vista, l’attuale proposta e quella comunista paiono distanti.

Infine, la proposta di Nilde Iotti pare quella che più si avvicina all’attuale riforma. La presidente della camera proponeva già dal 1979 di superare il bicameralismo perfetto e la trasformazione del Senato in un Senato delle Regioni. Anche in questo caso però bisogna considerare che anche per Iotti, la Camera doveva mantenere un forte indirizzo legislativo.

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