Archivi categoria: Libri e film

I rapporti con la Cina durante la guerra fredda

La settimana scorsa il Mulino ha pubblicato La Cina di Mao, l’Italia e l’Europa negli anni della Guerra fredda, un volume curato da Carla Meneguzzi Rostagni e Guido Samarani. Il volume analizza i rapporti tra l’Europa occidentale e la Repubblica Popolare Cinese nel periodo compreso tra il secondo dopoguerra e la morte del leader cinese Mao Tse-tung nel 1976. In particolare, il volume si sofferma sui rapporti tra l’Italia e la Cina, soprattutto dal punto di vista della diplomazia culturale.

Nel periodo considerato, le relazioni tra Europa occidentale e Cina avevano prevalentemente un carattere economico e culturale, dato che fu solo nel 1975 che furono stabilite delle relazioni diplomatiche tra la Cina e la Comunità europea. Il cambiamento nei rapporti con l’Occidente fu favorito dalla rottura tra Unione Sovietica e Cina e dai primi contatti ad alto livello tra dirigenti americani e cinesi, che portarono il presidente americano Richard Nixon a visitare la Cina nel 1972.

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La guerra fredda economica in Italia

Esce oggi per Laterza La guerra fredda economica: Italia e Stati Uniti 1947-1989. Il libro, scritto dalla storica economica Adriana Castagnoli, ripercorre la storia delle relazioni economiche e industriali tra gli Stati Uniti e l’Italia durante la guerra fredda. L’Italia occupava una posizione particolarmente delicata e strategica in quei decenni: si trovava a ridosso del blocco comunista, e il partito comunista italiano era il più grande dell’Occidente.

Gli Stati Uniti non usarono solo strumenti politici per contrastare l’espansione dell’influenza sovietica in Europa, ma usarono ampiamente anche strumenti economici: sanzioni e restrizioni contro i paesi comunisti, aiuti ai paesi terzi e agli alleati, e così via. Nel suo libro, Castagnoli traccia l’evoluzione di queste politiche nel caso italiano e ne analizza l’impatto sulla struttura economica e industriale dell’Italia.

I migliori libri del 2014

Arriva la fine dell’anno, e arrivano implacabili le valutazioni e le classifiche di fine anno – tra cui le classifiche sui migliori libri usciti nel 2014. Ecco quindi i migliori libri sulla storia recente segnalati quest’anno dalle maggiori pubblicazioni internazionali (con un’avvertenza: si tratta di classifiche che guardano molto agli Stati Uniti e alla Gran Bretagna e poco altrove).

Lawrence Wright, Thirteen Days in September: Carter, Begin, and Sadat at Camp David (Alfred A. Knopf)

Per il New York Times, si tratta in assoluto del migliore libro di storia uscito nel 2014 (anche l’Economist lo segnala). La storia è quella dei negoziati che portarono nel 1978 agli accordi di Camp David tra Israele ed Egitto, che posero fine dopo trent’anni allo stato di guerra tra i due paesi. L’Egitto divenne il primo paese arabo a riconoscere Israele, e in cambio Israele si ritirò dalla penisola del Sinai. I protagonisti dei negoziati furono il presidente americano Jimmy Carter, il primo ministro israeliano Menachem Begin e il presidente egiziano Anwar al-Sadat. Gli accordi di Camp David valsero il premio Nobel per la pace a Begin e Sadat.

David Reynolds, The Long Shadow: The Great War and the Twentieth Century (Simon & Schuster)

Dal punto di vista editoriale, il centenario della prima guerra mondiale è stato senz’altro il tema centrale del 2014. Mentre molti libri usciti negli scorsi mesi ricostruiscono singoli aspetti della guerra, l’Independent segnala un libro che parla della Grande guerra per parlare in realtà del Novecento nel suo complesso. Reynolds analizza l’impatto esercitato dalla guerra nei decenni successivi, soprattutto in Gran Bretagna ma non solo lì. La guerra ebbe un impatto duraturo a livello politico ed economico, talvolta negativo ma in altri casi positivo.

Mary Elise Sarotte, The Collapse: The Accidental Opening of the Berlin Wall (Basic Books)

Oltre al centenario della Grande guerra, nel 2014 s’è celebrato il venticinquesimo anniversario della caduta del muro di Berlino. L’Economist segnala un libro che ricostruisce gli eventi che condussero alla decisione di aprire la frontiera tra Berlino Est e Berlino Ovest la sera del 9 novembre 1989. Si trattò di un evento inaspettato, causato da una successione di coincidenze e fraintendimenti, oltre che da scelte deliberate e da una crescente pressione popolare e internazionale. Nel 2009 Sarotte aveva pubblicato un libro che guardava più in generale agli eventi occorsi nel 1989.

Francis Fukuyama, Political Order and Political Decay: From the Industrial Revolution to the Globalization of Democracy (Profile Books)

Dopo la caduta del muro di Berlino, Francis Fukuyama pubblicò un celebre articolo (e poi un libro) in cui proclamava “la fine della storia” e il trionfo della democrazia liberale. Le cose andarono poi un po’ diversamente: in questo nuovo libro, secondo di due volumi, Fukuyama torna ad analizzare le grandi tendenze dello sviluppo politico delle varie regioni del mondo dal Settecento a oggi. Si sofferma in particolare sugli ostacoli che non hanno ancora permesso alla storia di “finire”: corruzione, eredità del colonialismo, debolezze della democrazia, e così via. Il libro è segnalato dall’Economist.

Walter Isaacson, The Innovators: How a Group of Hackers, Geniuses, and Geeks Created the Digital Revolution (Simon & Schuster)

Si tratta di una sorta di biografia collettiva di tutti i principali protagonisti della rivoluzione digitale, a partire dall’invenzione dei primi calcolatori fino alle innovazioni più recenti. Il libro è segnalato sia dal New Yorker che dall’Atlantic, ed entrambi apprezzano il fatto che tra i protagonisti del libro vi siano parecchie donne – a partire da Ada Lovelace, che fece i primi esperimenti già nell’Ottocento. Isaacson si occupa da tempo della storia della rivoluzione digitale: fu lui a pubblicare la biografia autorizzata di Steve Jobs nel 2011.

John Campbell, Roy Jenkins: A Well-Rounded Life (Jonathan Cape)

Roy Jenkins è stato una figura importante della storia politica britannica della seconda metà del Novecento, e non a caso sono due quotidiani britannici a segnalare la sua biografia (Guardian e Independent). Per quanto riguarda la storia internazionale, il libro è interessante perché Jenkins fu il primo e unico britannico a presidere la Commissione europea (1977-81). Il suo forte europeismo lo spinse a rompere con il partito laburista e a promuovere la nascita del partito liberaldemocratico.

Fonte dell’immagine: Wikimedia Commons

La collaborazione tra la CIA e 1000 ex nazisti

Durante l’epoca della Guerra Fredda, la CIA e l’FBI impiegarono almeno un migliaio di ex nazisti come spie e informatori, utilizzandoli per contrastare le attività dell’Unione Sovietica. In molti casi i collaboratori venivano utilizzati in una prima fase in Germania, e poi venivano trasferiti negli Stati Uniti. La notizia è stata pubblicata ieri dal New York Times, in un’anticipazione del libro di Eric Lichtblau The Nazis Next Door: How America Became a Safe Haven for Hitler’s Men, che esce oggi.

La collaborazione tra agenzie di intelligence statunitensi ed ex nazisti era nota da tempo. Ciò che non era noto era l’estensione di questa pratica, che forse fu ancora più estesa, dato che i documenti su molti altri collaboratori non sono ancora stati resi accessibili. Lichtblau ha indagato su questo rapporto di collaborazione, scoprendo tra le altre cose che la CIA e l’FBI hanno coperto i loro agenti ex nazisti fino ad anni recenti, ostacolando l’attività di ricerca e perseguimento di criminali nazisti condotta dagli organi di giustizia degli Stati Uniti.

Alcuni dei collaboratori ex nazisti della CIA erano stati figure rilevanti all’interno del Terzo Reich: uno di loro, Otto von Bolschwing, aveva lavorato ad esempio a stretto contatto con Adolf Eichmann per la pianificazione dello sterminio degli ebrei. Un altro collaboratore della CIA, Aleksandras Lileikis, era stato direttamente coinvolto nello sterminio di circa 60.000 ebrei in Lituania.

Storia di tre città israelo-palestinesi

La maggior parte degli studi sulla storia di Israele e della Palestina nell’ultimo secolo si concentrano sulla storia politica e militare, e sulle occasioni di conflitto tra israeliani e arabi. Lives in Common è invece un libro (pubblicato da Hurst) che narra la storia di quella regione nell’Ottocento e nel Novecento da un punto di vista originale, basato in gran parte su memorie dal basso e testimonianze di cittadini comuni. Il libro racconta l’evoluzione di Israele e della Palestina narrando la vita e le vicende di tre delle principali città della regione, cioè Gerusalemme, Jaffa e Hebron, in cui ebrei e arabi hanno convissuto a lungo. Per scrivere il libro, Klein ha utilizzato prevalentemente diari, biografie e memorie degli abitanti di quelle città.

Menachem Klein insegna all’università Bar-Ilan a Tel Aviv. Gli altri suoi libri apparsi in inglese sono The Shift: Israel-Palestine From Border Struggle to Ethnic Conflict (2010), The Jerusalem Problem: The Struggle for Permanent Status (2003) e Jerusalem: The Contested City (2001). Klein è stato consulente del governo israeliano e ha partecipato ai negoziati di pace con l’Organizzazione per la liberazione della Palestina.

Studiare le migrazioni attraverso il calcio

Il calcio è un fenomeno globale. Secondo Richard Elliott e John Harris, il calcio è anche un fenomeno che permette di analizzare e comprendere alcuni aspetti importanti delle migrazioni. Elliott e Harris hanno curato un libro appena pubblicato da Routledge, Football and Migration: Perspectives, Places, Players. È un libro multidisciplinare, che raccoglie contributi di storici, sociologi, geografi e antropologi.

I protagonisti principali delle migrazioni legate al calcio sono naturalmente i calciatori professionisti. Tuttavia, Football and Migration analizza anche gli spostamenti di calciatori meno noti, come le calciatrici e i calciatori molto giovani, e gli spostamenti delle famiglie dei calciatori. Ci sono capitoli dedicati a particolari casi nazionali, come il caso dei giocatori brasiliani, quello dei giovani calciatori del Ghana, o quello dei calciatori a fine carriera che si trasferiscono a giocare nel campionato ungherese.

Richard Elliott dirige il Centro per la ricerca sul calcio della Solent University di Southampton nel Regno Unito. John Harris insegna alla Caledonian University di Glasgow.

Come si valutano le intenzioni degli altri stati

Molte decisioni di politica estera dipendono da ciò che un governo si aspetta che gli altri stati facciano. I governi e le agenzie di intelligence cercano costantemente di valutare le intenzioni degli altri stati, in modo da distinguere la realtà dalla retorica e capire se un altro paese intende promuovere azioni ostili. Il nuovo libro di Keren Yarhi-Milo, Knowing the Adversary (Princeton University Press), analizza tre casi storici per studiare i meccanismi con cui un governo cerca di capire le intenzioni di altri stati. Due dei casi considerati riguardano la valutazione delle intenzioni sovietiche da parte del governo americano durante la fase finale della guerra fredda (1977–1980 e 1985–1988).

In base a ciò che mostrano i casi considerati, Yarhi-Milo sostiene che i leader tendono a fare molto affidamento sulle loro impressioni e convinzioni personali. I rapporti dell’intelligence vengono interpretati in modo selettivo, dando maggiore importanza alle infomazioni che confermano i pregiudizi e le convizioni personali dei leader. Le impressioni personali dei leader sono molto importanti e sono spesso fortemente influenzate dalle impressioni che ricavano dai loro rapporti diretti con i leader degli altri stati.

Keren Yarhi-Milo è una storica israeliana e insegna all’università di Princeton, Knowing the Adversary è il suo primo libro. In precedenza Yarhi-Milo ha lavorato alla rappresentanza di Israele presso le Nazioni Unite e nella sezione di intelligence dell’esercito israeliano.

La storia della resa dei terroristi baschi dell’ETA

Nell’ottobre 2011 l’organizzazione terroristica basca ETA annunciò la cessazione definitiva della sua attività armata. In Endgame for ETA: Elusive Peace in the Basque Country Teresa Whitfield ricostruisce il percorso che condusse dalla fondazione dell’ETA negli anni Cinquanta fino alla cessazione della sua attività armata.

Whitfield analizza le diverse fasi dell’attività dell’ETA. In particolare, si concentra sulle strategie adottate dal governo spagnolo per contrastare l’ETA e sottolinea il ruolo svolto dalla combinazione tra azione repressiva, condanna sociale e “peace-making virtuale”. Whitfield analizza inoltre i rapporti tra l’attività armata dell’ETA e la più ampia questione dell’indipendentismo basco e dei movimenti separatisti in Spagna.

Teresa Whitfield è una ricercatrice del Centro sulla cooperazione internazionale della New York University.  È un’esperta di processi di pace e in precedenza ha lavorato come funzionaria delle Nazioni Unite.

Esiste un rapporto speciale tra USA e Regno Unito?

Per decenni i dirigenti politici e militari britannici hanno visto il rapporto tra Regno Unito e Stati Uniti come un rapporto speciale. Nel suo nuovo libro America and Britain: Was There Ever a Special Relationship? Guy Arnold analizza l’evoluzione delle relazioni anglo-americane dalla Seconda Guerra Mondiale a oggi, concentrando l’attenzione sul loro carattere e sulla loro particolarità.

Arnold mostra i modi diversi in cui le relazioni anglo-americane furono concepite da una parte e dall’altra dell’Atlantico. Mentre la maggior parte dei britannici era convinta che il rapporto avesse un carattere unico e speciale, la maggior parte dei dirigenti americani non lo vedeva in quel modo. I dirigenti americani contraddicevano raramente la visione britannica in maniera esplicita, ma avevano chiaramente una visione diversa.

Guy Arnold è uno storico britannico, specializzato nella storia africana e nelle relazioni tra Nord e Sud del mondo nella seconda metà del Novecento. Ha pubblicato alcune decine di libri, a partire dal 1959.

La memoria del passato coloniale in Germania

Britta Schilling ha pubblicato un libro sulle memorie del passato coloniale in Germania. In Postcolonial Germany: Memories of Empire in a Decolonized Nation (Oxford University Press) Schilling mostra l’evoluzione della memoria collettiva del colonialismo tedesco a partire dalla fine della Prima Guerra Mondiale, quando la Germania sconfitta perse le sue colonie. Schilling presta particolare attenzione ai legami tra la memoria del colonialismo, le memorie private, la letteratura popolare e gli oggetti della cultura materiale tedesca.

Britta Schilling è una ricercatrice dell’università di Cambridge e Postcolonial Germany è il suo primo libro. Schilling cura anche un blog riguardante uno dei suoi temi di ricerca, ovvero le dimore dei coloni britannici, francesi e tedeschi nell’Africa sub-sahariana.