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10 film sulle elezioni americane

Negli Stati Uniti, le elezioni politiche – primarie di partito o corsa per le presidenziali – sono tradizionalmente un grande evento mediatico, cui viene rivolta grande attenzione sia dal giornalismo che dal mondo del cinema e della televisione.

I film americani incentrati sulla politica in senso lato sono sensibilmente più numerosi di quelli dedicati alla rappresentazione dei concreti meccanismi elettorali. Tuttavia quando il cinema americano si occupa delle elezioni lo fa, molto spesso, con l’intenzione di sottolineare la distanza fra l’ideale meccanismo democratico delle elezioni rispetto alla sua insoddisfacente declinazione concreta.

Le Elezioni Primarie del 1960 (1960). Robert Drew fu uno dei pionieri del cinema verità e Le elezioni primarie del 1960 è considerato una delle sue opere più importanti. Il documentario segue le elezioni primarie in Wisconsin per la nomina del candidato democratico alla presidenza – i due contendenti erano John Kennedy e Hubert Humphrey. I nuovi sviluppi tecnici nel settore cinematografico (microfoni e telecamere più leggere e di buona qualità) permisero a Drew di seguire i protagonisti in modo più intimo e diretto rispetto al passato.

L’Amaro Sapore del Potere (1964). Il film, con Henry Fonda e Lee Tracy, fu scritto da Gore Vidal, che adattò la propria opera teatrale dallo stesso titolo per la regia di Franklin Schaffner. Il film tratta la corsa alla nomination presidenziale di un partito non meglio specificato, con una convention molto tesa e incerta.

Bobby (2006). Un film corale che racconta le storie di una serie di persone toccate dalla campagna per le primarie democratiche per la presidenza del 1968, in cui era candidato Bob Kennedy (fratello dell’ex presidente). Il film si concetra in particolare sul giorno in cui si tennero le primarie in California: Kennedy le vinse, ma fu ucciso quella sera stessa.

Il Candidato (1972). Nel film Robert Redford interpreta un giovane politico idealista in campagna per essere eletto senatore. Nel corso dell’elezione il candidato dovrà rinunciare ai propri principi per ottenere la vittoria.

I Colori della Vittoria (1998). Nel film un governatore americano candidato alle presidenziali (interpretato da John Travolta e evidentemente ispirato a Bill Clinton) deve affrontare insieme al suo team una serie di scandali sessuali di cui viene accusato. Il suo realismo e la sua spregiudicatezza gli permetteranno di vincere le elezioni.

Bulworth il Senatore (1998). Scritto, diretto e interpretato da Warren Beatty, il film narra gli ultimi giorni di vita di un senatore impegnato in una campagna elettorale in California. In crisi di consensi e infelice per la propria vita privata, Bulworth decide di ingaggiare un assassino anonimo che lo uccida prima del voto. A questo punto, non avendo più nulla da perdere o per cui lottare, il senatore può finalmente permettersi di dire la verità ai propri elettori sui reali meccanismi della politica.

Election (1999). La campagna elettorale raccontata nel film di Alexander Payne si svolge in realtà in un liceo americano, dove un’ambiziosa, entusiasta ma antipatica studentessa si candida a rappresentante d’istituto. La giovane si ritroverà al centro di una campagna sempre più intricata, contro un atleta popolare ma privo di intelligenza e sua sorella, ragazzina lesbica e anarchica, capace di convincere masse di studenti sull’inutilità di quelle elezioni.

By the People: The Election of Barack Obama (2009). Quando nel 2007 Amy Rice e Alicia Sams iniziarono a filmare questo documentario HBO, volevano solo seguire l’esperienza di un giovane ma trascinante esponente politico. Le riprese cominciarono prima che Obama diventasse un plausibile candidato alla presidenza: il film fornisce un punto di vista unico sul dietro le quinte di una delle campagne elettorali più incredibili e imprevedibili degli ultimi decenni.

Game Change (2012). Film televisivo (HBO) del 2012 incentrato sulla figura di Sarah Palin, interpretata da Julianne Moore. Palin fu scelta come vicepresidente del candidato repubblicano John McCain nella corsa alle presidenziali del 2008; l’opinione pubblica rimase sconcertata dalle sue enormi lacune intellettuali e politiche.

Le Idi di Marzo (2011). Basato sulla piéce teatrale del 2008 intitolata Farraguth North, il film di George Clooney racconta l’ascesa di un giovane addetto stampa di un governatore candidatosi alle primarie democratiche. La pellicola è uno spaccato sul meccanismo elettorale statunitense e, al tempo stesso, una riflessione sulla necessità di “sporcarsi le mani” e scendere a compromessi al fine di poter trionfare in politica.

Bonus track: West Wing – Tutti gli Uomini del Presidente (serie TV 1999-2006). Precedente alla più nota e in voga House of Cards, la serie di Aaron Sorkin (con Martin Sheen e John Spencer) vanta sette stagioni che trattano due differenti elezioni presidenziali – precisamente la terza e la quarta stagione (rielezione) e la sesta e la settima stagione, in cui viene descritta la lunga strada che un candidato deve percorrere per divenire presidente: dalla selezione del candidato fino all’insediamento nello studio ovale.

8 film sulla deportazione degli ebrei di Roma

Il 16 ottobre 1943, poco più di un mese dopo l’inizio dell’occupazione tedesca dell’Italia, le truppe naziste di stanza a Roma catturarono circa mille ebrei residenti in città – una buona parte della comunità romana. Gli ebrei furono deportati nei campi di sterminio tedeschi, e alla fine della guerra furono solo in sedici a tornare vivi a casa. Anche se è nota come «la razzia del ghetto di Roma», la razzia del 16 ottobre non riguardò solo gli abitanti della zona del ghetto: da molto tempo ormai gli ebrei di Roma vivevano anche in altre zone della città.

La cattura degli ebrei romani è stato il più grave attacco nazista contro gli ebrei italiani, ma ha ricevuto un’attenzione limitata da parte del cinema italiano e straniero. Le attenzioni e le ricostruzioni si sono concentrate principalmente sulla questione del ruolo giocato dalla Chiesa, e in particolare da papa Pio XII, nella persecuzione o nella protezione degli ebrei romani. Oltre ad alcuni lavori specificatamente dedicati alle vicende del 16 ottobre 1943, la cattura degli ebrei di Roma entra come tema secondario in una serie di altri film ambientati in quell’epoca.

Il primo lavoro cinematografico dedicato alla vicenda fu 16 ottobre 1943, una trasposizione dell’omonimo libro di Giacomo Debenedetti, che è una delle più importanti testimonianze lasciate dai sopravvissuti. Il film, uscito nel 1961, è un cortometraggio che alterna immagini di finzione a immagini documentarie, con la voce fuori campo di Arnoldo Foà che legge brani tratti dal libro.

L’unico film non documentario che ricostruisce la cattura degli ebrei romani è L’oro di Roma di Carlo Lizzani, anche questo del 1961. Anche se parte della storia ruota attorno alla confisca degli oggetti d’oro degli ebrei romani da parte dei nazisti, il rastrellamento del ghetto la mattina del 16 ottobre è un momento decisivo per le vicende dei due protagonisti, un’ebrea e il suo fidanzato cattolico.Garofalo_fig03

Se nell’Oro di Roma la razzia del 16 ottobre segna la parte finale del film, nella Linea del fiume (1976) ne è l’inizio. La storia qui è quella di un bambino ebreo romano, che sfugge alla retata aiutato da un prete, e che poi parte per un viaggio verso Londra alla ricerca del padre.

La deportazione degli ebrei romani entra solo in modo laterale nella Storia di Luigi Comencini (1986), una trasposizione dell’omonimo romanzo di Elsa Morante. In una scena, la protagonista osserva un treni carico di ebrei romani appena catturati, in partenza verso i campi di sterminio: è la prima rappresentazione cinematografica di quello che succede agli ebrei dopo la loro cattura.Garofalo_fig08bn

Nel 1997 Ettore Scola gira ’43-’97, un documentario dedicato specificatamente alle vicende del 16 ottobre. È un cortometraggio in cui si alternano immagini di finzione e spezzoni di altri film, e in cui Scola suggerisce un parallelo tra il razzismo dei nazifascisti e il razzismo contemporaneo. Scola cita la cattura degli ebrei anche nel suo film del 2003 Gente di Roma.

Il primo – e finora unico – film straniero che tratta la deportazione degli ebrei romani è Amen. di Costa Gavras, del 2002. Uno dei protagonisti, un ufficiale delle SS, arriva a Roma per denunciare al papa quello che ha visto nei campi di sterminio, e arriva proprio la mattina del 16 ottobre, imbattendosi nei rastrellamenti in corso.

Il riferimento cinematografico più famoso alla cattura degli ebrei di Roma è probabilmente La finestra di fronte di Ferzan Ozpetek (2002), in cui l’anziano ritrovato senza memoria dai due protagonisti si rivela essere un ebreo scampato alla retata del 1943, di cui conserva dei ricordi vividi.

9 film sulla guerra in Bosnia

Vent’anni fa, l’11 luglio 1995, si consumava il massacro di Srebrenica in Bosnia, la più grave strage di civili in Europa dalla fine della seconda guerra mondiale. Circa 8.000 cittadini bosgnacchi furono uccisi da truppe serbo-bosniache guidate da Ratko Mladić, che è stato arrestato nel 2011. In Bosnia Erzegovina si combatté tra l’inizio del 1992 e la fine del 1995; sulla guerra sono stati girati numerosi film, soprattutto da parte di autori bosniaci e dei paesi confinanti, ma solo una piccola parte di loro ha ottenuto una distribuzione internazionale.

Uno dei pochi film sulle fasi iniziali della guerra in Bosnia è La vita è un miracolo, girato nel 2004 dal più famoso tra i registi della regione, il serbo di origine bosniaca Emir Kusturica. La storia è quella di una famiglia serba, insediatasi in Bosnia perché il padre lavora alla nuova ferrovia costruita tra Serbia e Bosnia. La vita della famiglia cambia con lo scoppio della guerra: la moglie scappa di casa, il figlio finisce prigioniero, il marito si innamora di una giovane bosgnacca presa come ostaggio.

Oltre al massacro di Srebenica, uno degli aspetti più gravi della guerra in Bosnia fu l’assedio di Sarajevo, durato quasi quattro anni. Uno dei film sull’assedio è Benvenuti a Sarajevo, girato nel 1997 da Michael Winterbottom. Il punto di vista è quello di un giornalista inglese inviato in città durante la guerra, e la storia è incentrata sulla sua scelta di adottare una ragazzina bosgnacca e sulle difficoltà che incontra per farlo.

Probabilmente il film più famoso sulla guerra in Bosnia, No Man’s Land (2001) di Danis Tanović vinse sia l’Oscar che il Golden Globe come miglior film straniero. La storia si svolge quasi interamente in una trincea collocata nella terra di nessuno tra le linee serbe-bosniache e quelle bosgnacche. Tre uomini nemici vi si trovano bloccati e si minacciano a vicenda; l’intervento dei caschi blu delle Nazioni Unite non è risolutivo.

Anche se gran parte dei film sulla guerra di Bosnia è stata realizzata da autori della regione, le vicende dell’ex Jugoslavia hanno attratto anche l’attenzione di Hollywood. Oltre a due film d’azione molto attaccati dalla critica (Dietro le linee nemiche e Killing Season), le vicende della guerra sono state trattate da Angelina Jolie nel suo film di debutto come regista, Nella terra del sangue e del miele (2011). La storia raccontata nel film è quella di un amore tra una ragazza bosgnacca prigioniera di guerra e un soldato serbo-bosniaco.

Beautiful People è una commedia di Jasmin Dizda del 1999, premiata al festival di Cannes. Il film non è ambientato in Bosnia ma a Londra, però è stato girato da un regista bosniaco e le vicende che racconta sono legate a quelle della guerra in Bosnia. I protagonisti sono perlopiù inglesi; ciascuno di loro viene toccato personalmente dal conflitto jugoslavo, in diversi modi.

Premiato al festival di Roma del 2008, Resolution 819 di Giacomo Battiato è uno dei pochi film dedicati specificatamente alla strage di Srebrenica e alle sue conseguenze. Il protagonista è un poliziotto francese, inviato dal Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia a Srebrenica poco dopo la caduta della cittadina. Il suo incarico è quello di indagare sul presunto massacro e di raccogliere prove a riguardo.

Altro film legato alla ricerca dei responsabili dei crimini di guerra in Bosnia, The Hunting Party è un film americano del 2007 diretto da Richard Shepard. Il protagonista è un giornalista statunitense, già corrispondente dalla Bosnia durante la guerra, che si mette alla ricerca di uno dei criminali di guerra serbo-bosniaci ancora latitanti. Intervengono altri giornalisti e degli agenti dei servizi segreti, ma alla fine il criminale viene catturato.

Una delle principali registe bosniache è Aida Begić, che nei suoi film riflette spesso sulla guerra in Bosnia e sulle sue conseguenze. Snow fu premiato a Cannes nel 2008 ed è ambientato nel 1997 in un villaggio bosniaco, abitato ormai solo dalle donne sopravvissute al conflitto. Molti dei loro cari sono sepolti in una fossa comune, che viene loro indicata.

Altro film che riflette sulle conseguenze della guerra, soprattutto sulle donne sopravvissute, è Il segreto di Esma, girato dalla regista bosniaca Jasmila Žbanić e vincitore dell’Orso d’oro a Berlino nel 2006. La protagonista del film è una donna bosgnacca di Sarajevo, che venne stuprata dai serbo-bosniaci durante la guerra. Dallo stupro nacque una figlia, a cui nel corso del film viene svelata la propria storia.

6 film su Napoleone Bonaparte

Napoleone Bonaparte è uno dei personaggi storici più rappresentati al cinema: l’ascesa del giovane ufficiale corso alla soglia imperiale francese, la rovinosa caduta di Waterloo e l’esilio a Sant’Elena hanno ispirato centinaia di film, non tutti però di grande qualità cinematografica.

Difatti in numerose pellicole Napoleone è ridotto a caricatura di sé stesso e ne sono mostrati solamente alcuni aspetti privati e caratteriali: gli amori, i tradimenti, le manie di grandezza. Nella maggior parte dei casi si tratta per lo più di invenzioni cinematografiche, che poco hanno a che fare con la veridicità storica. Per il cinema Napoleone Bonaparte è stato – e continua ad essere –  il modello di riferimento del dittatore, dell’uomo solo al comando, e proprio per questo se ne sono sottolineate le supposte debolezze, gli errori e le idiosincrasie.

L’esordio al cinema di Napoleone comincia ai tempi del muto, quando vennero girati diversi film sulle vicende dell’imperatore. Tra questi Napoléon del francese Abel Gance (1927) è probabilmente il più famoso ed è considerato ancora oggi una delle migliori pellicole sull’argomento. Gance era un grande ammiratore di Bonaparte e scelse di raccontarne la vita dall’ingresso da adolescente nella scuola militare di Brienne nel 1781 fino alla campagna d’Italia del 1796. Napoléon è un film visionario e sperimentale, specialmente da punto di vista tecnico, tanto che fu poco rappresentato nelle sale poiché pochi cinema avevano proiettori adatti alla pellicola.

Del 1937 è invece Maria Walewska (o Conquest), di Clarence Brown, che inaugura il filone dei film d’amore con protagonista Napoleone. La pellicola è tratta da un romanzo di Waclaw Gasiorowski e racconta l’amore tra la contessa polacca Maria Walewska, interpretata da Greta Garbo, e l’imperatore francese, interpretato da Charles Boyer. Il film si concentra sulle vicende amorose della coppia e tralascia quasi completamente le vicende politiche e militari del biennio 1805-1807, periodo in cui la pellicola è ambientata.

Di ben altro spessore storico è Waterloo di Sergej Bondarčuk del 1970. Il film racconta gli ultimi cento giorni dell’imperatore e si sofferma con dovizia di particolari sulla celebre battaglia, ricostruita con precisione maniacale. Per le riprese degli scontri furono utilizzate sedicimila comparse russe addestrate per mesi alle manovre militari, e l’intera piana di Waterloo fu artificialmente ricostruita in Ucraina con l’abbattimento di cinquemila alberi e lo sbancamento di due colline.

Un numero consistente di film si concentra sulla fase finale della vita dell’imperatore, raccontando  l’esilio all’isola d’Elba o a Sant’Elena. Tra questi N – Io e Napoleone di Paolo Virzì del 2006, tratto dal romanzo N di Ernesto Ferraro. La pellicola, pur concedendosi qualche libertà storica, ricostruisce in maniera convincente i dieci mesi dell’esilio di Napoleone sull’isola d’Elba e racconta il complicato rapporto tra l’imperatore e un bibliotecario intenzionato ad ucciderlo per vendicare tutti i giovani europei morti a causa delle sue guerre di conquista.    

Dall’esilio di Sant’Elena prende invece le mosse I vestiti nuovi dell’imperatore (2001) di Alan Taylor. Il film riprende un vecchio mito popolare francese e immagina che Napoleone (interpretato da Ian Holm) sia fuggito da Sant’Elena – dopo aver lasciato sull’isola un sosia – e abbia fatto ritorno in Francia per riprendersi il potere. Una volta giunto a Parigi però, Napoleone s’innamora di una vedova e decide di rinunciare a qualsiasi nuova impresa, abbandonandosi agli affetti e alla vita familiare a cui aveva sempre rinunciato da giovane.

Numerosi sono anche i film ambientati in età napoleonica in cui l’imperatore è soltanto una figura, comunque determinante, di sfondo. Tra questi I duellanti di Ridley Scott del 1977, tratto da un racconto di Joseph Conrad, è indubbiamente l’esempio più convincente. Keith Carradine e Harvey Keitel sono due ufficiali francesi provenienti da estrazioni sociali diverse – nobile il primo, di umili origini il secondo – che si sfidano a ripetizione durante tutta l’epoca napoleonica. La fine dell’imperatore sarà anche la fine del loro scontro e segnerà, in maniera opposta, il loro destino.

9 film sull’Italia nella prima guerra mondiale

Cento anni fa l’Italia entrava nella prima guerra mondiale. In questo secolo, il cinema italiano non ha rivolto una grande attenzione a quel conflitto – e tra i film che pure gli sono stati dedicati non ve ne sono moltissimi di memorabili. Incomparabilmente più numerosi sono stati invece i film italiani dedicati alla seconda guerra mondiale. Questa diversa attenzione rispecchia il fatto che la Grande guerra in fondo investì direttamente solo una piccola parte dell’Italia, il Nord-Est.

Un’altra ragione per cui la Grande guerra non fu particolarmente celebrata dal cinema italiano, è che c’era poco da celebrare: l’esercito italiano non fu molto vittorioso, ma nei decenni successivi al conflitto era difficile parlare dei suoi limiti. Non è un caso che i film migliori sulla prima guerra mondiale (La Grande guerra di Mario Monicelli e Uomini contro di Francesco Rosi) siano stati girati quando ormai era diventato possibile mettere apertamente in discussione la retorica militaresca e nazionalista.

Uno dei primi film italiani sulla Grande guerra fu girato proprio durante il conflitto. La guerra e il sogno di Momi è un film muto, che racconta le fantasticherie di un bambino il cui padre è andato in guerra, ricorrendo anche a degli effetti speciali. Il film fu girato dal regista spagnolo Segundo de Chomón, uno dei pioneri della storia del cinema. Chomón aveva collaborato anche a uno degli altri primi film italiani sulla Grande guerra, Maciste alpino (1916).

Tratto dall’omonimo romanzo di Paolo Monelli, Le scarpe al sole, girato da Marco Elter, racconta le vicende di tre soldati italiani impegnati sul fronte trentino durante la guerra. Uscito in piena epoca fascista, al festival di Venezia del 1935 il film venne premiato dal regime per il suo messaggio patriottico.

I caimani del Piave erano un corpo speciale dell’esercito italiano, attivo durante la prima guerra mondiale. La storia raccontata nel Caimano del Piave, girato da Giorgio Bianchi nel 1951, è una storia di spionaggio dei veneti ai danni degli austriaci, che avevano occupato la loro regione dopo la disfatta di Caporetto. Nonostante il taglio melodrammatico, il film presenta anche delle influenze neorealiste. Il protagonista è interpretato da Gino Cervi.

La storia raccontata nei Cinque dell’Adamello parte da una notizia di cronaca, il ritrovamento delle salme di cinque alpini sul monte Adamello. I cinque erano morti travolti da una valanga durante una missione militare nella prima guerra mondiale. Nel film, girato da Pino Mercanti nel 1954, si raccontano le vicende dei cinque soldati.

La grande guerra di Mario Monicelli, con Alberto Sordi e Vittorio Gassman, è senz’altro il più famoso film italiano sulla prima guerra mondiale. Girato nel 1959, La grande guerra si stacca dalla tradizione dei film patriottici e nazionalisti, mettendo in luce anche le ambiguità del conflitto, i dubbi e i sentimenti dei singoli soldati, il carattere meno eroico e più tragico della guerra. Il film vinse il Leone d’oro al festival di Venezia.

Scritto da Ermanno Olmi assime a Mario Rigoni Stern e Tullio Kezich, I recuperanti era un film per la televisione, uscì nel 1970. Il film è ambientato sull’altopiano di Asiago dopo la fine della guerra: i protagonisti si guadagnano appunto da vivere recuperando residuati bellici in montagna e rivendendoli.

Uomini contro: Francesco Rosi era il regista, Gian Maria Volontè l’attore protagonista, Un anno sull’altopiano il romanzo a cui era ispirato il soggetto. Il film uscì nel 1971 e suscitò una serie di polemiche a causa del suo messaggio antiautoritario. L’insensatezza di molti comandi militari veniva evidenziata, e veniva denunciata la scarsa considerazione in cui erano tenute le vite dei soldati italiani da parte dei dirigenti dell’esercito.

Commedia leggera di Pasquale Festa Campanile con Renato Pozzetto come protagonista, Porca vacca uscì nel 1982. La storia è quella di un renitente alla leva, che alla fine viene spedito al fronte, ma si ritrova in una serie di situazioni comiche.

Girato nel 2014 da Ermanno Olmi sull’altopiano di Asiago, dove il regista vive, Torneranno i prati racconta l’esperienza della guerra di trincea sul fronte italiano durante la prima guerra mondiale.

6 film sul genocidio degli armeni

Il genocidio degli armeni accadde cento anni fa, eppure in tutti questi decenni sono stati pochissimi i film dedicati a quella storia – ad eccezione del cinema armeno, che però non viene quasi mai doppiato e distribuito all’estero. I genocidi sono vicende incommensurabili, di cui non ha senso fare classifiche: però l’attenzione riscossa dal genocidio armeno nel cinema è di molto inferiore a quella di altri genocidi, a partire dalla Shoah. È in gran parte un’attenzione recente, che si accompagna col crescente riconoscimento storico e politico del genocidio armeno avvenuto nell’ultimo decennio.

Il più antico film sul genocidio – di cui sono giunti a noi solo alcuni frammenti – è Ravished Armenia (noto anche come Auction of Souls), un film muto americano del 1919. Venne tratto dall’omonimo libro di memorie di Aurora Mardiganian, un’armena sopravvissuta al massacro, che recita sé stessa nel film.

Uno dei più famosi registi di origine armena è Henri Verneuil, come molti rifugiato in Francia con la famiglia dopo il genocidio.  Dopo essersi affermato come uno dei principali registi del cinema francese, alla fine della sua carriera Verneuil girò due film autobiografici. Nel primo, Mayrig (1991), si racconta la fuga della famiglia del regista dal genocidio e il loro arrivo in Francia. La madre dell’autore è interpretata da Claudia Cardinale.

Dopo Verneuil, nel 2002 fu un altro regista di origine armena e di fama internazionale a dedicare un film al massacro degli armeni. Il regista canadese Atom Egoyan girò Ararat – Il monte dell’Arca, un film ambientato negli anni Duemila, ma legato direttamente al genocidio: il giovane protagonista lavora a un film su di esso e si reca in Armenia per scoprire la storia dei suoi antenati. A interpretare il ruolo del regista di questo film nel film è uno dei più celebri personaggi di origine armena, il cantante francese Charles Aznavour.

Se si escludono gli autori armeni, il primo grande film dedicato al genocidio armeno fu La masseria delle allodole, girato nel 2007 da Paolo e Vittorio Taviani a partire dall’omonimo libro di Antonia Arslan. Grazie alla produzione e al cast internazionali, al successo di pubblico e alla centralità della vicenda del genocidio nel film, La masseria delle allodole è senz’altro la principale opera dedicata dal cinema europeo alla vicenda del massacro degli armeni.

Film-documentario, Le fils du marchand d’olives è stato girato nel 2012 da Mathieu Zeitindjioglou. Assieme alla moglie, il regista s’è recato in Armenia per scoprire la storia del nonno, scampato al genocidio del 1915. Il film mescola interviste, diario di viaggio e sequenze di animazione.

Lo scorso anno Fatih Akin, regista della Sposa turca, ha presentato al festival del cinema di Venezia Il padre (titolo originale The Cut). Akin è un regista tedesco di origine turca, eppure la storia raccontata nel Padre è la storia di alcune vittime del genocidio armeno, che la Turchia continua a negare. Sopravvissuto al massacro, il padre protagonista del film si mette alla ricerca delle figlie.

Fonte dell’immagine: Film Italia

7 film sul muro di Berlino

Esiste una grande quantità di film e documentari legati alla divisione di Berlino e al suo muro, di generi molto diversi: ci sono commedie, film drammatici, horror, thriller, film politici. Tuttavia, la gran parte di questi film non è mai stata distribuita in Italia, né è stata doppiata o sottotitolata in italiano. Un elenco completo dei film legati al muro (nelle sue diverse fasi: costruzione, presenza e caduta) è fornito da Chronik der Mauer. Tra i film disponibili in italiano, i più notevoli sono i seguenti:

Uno, due , tre! di Billy Wilder (1961). Una commedia ambientata a Berlino subito prima la costruzione del muro, con la figlia di un dirigente della Coca-Cola che si innamora di un giovane socialista di Berlino Est. Il film fu girato nelle settimane della costruzione del muro: alcune scene ambientate alla Porta di Brandeburgo dovettero essere girate in studio perché la Porta era ormai diventata inaccessibile. Quando uscì, il carattere leggero del film stonava particolarmente con la situazione di Berlino, e il film non riscosse molto successo.

La spia che venne dal freddo di Martin Ritt (1965). Film di spionaggio tratto dall’omonimo romanzo di John Le Carré: un agente britannico a Berlino, il capo del controspionaggio della Germania dell’Est, doppi giochi e colpi di scena che si succedono. Il film è ambientato tra Berlino e l’Olanda, e sia la scena di apertura del film sia quella di chiusura sono ambientate nei pressi del muro di Berlino.

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Funerale a Berlino di Guy Hamilton (1966). Ancora Berlino, ancora un film di spionaggio, ancora piena guerra fredda. Nella storia si incrociano agenti segreti britannici, un agente del KGB che forse vuole disertare, un’organizzazione che aiuta i tedeschi orientali a passare a Berlino Ovest, un finto funerale e qualche vero cadavere. Alla trama da guerra fredda si aggiungono pure un ex ufficiale nazista e un’agente del Mossad.

Possession di Andrzej Zulawski (1981). Horror controverso e censurato, con un’interpretazione di Isabelle Adjani che le valse il premio come miglior attrice a Cannes. Nel film, Adjani tradisce il marito con un essere demoniaco: sia l’appartamento dei coniugi che l’appartamento dove Adjani incontra l’essere danno direttamente sul muro di Berlino.

Il cielo sopra Berlino di Wim Wenders (1987). Capolavoro di Wenders, premio per la miglior regia a Cannes, riflessione onirica e poetica ambientata a Berlino. Il muro è una presenza continua – come afferma un personaggio del film, «in ogni caso non ci si può perdere, alla fine si arriva sempre al muro».

Goodbye Lenin di Wolfgang Becker (2003). Uno dei più grossi incassi nella storia del cinema tedesco, e il film simbolo della Ostalgie: una dozzina di anni dopo la caduta del muro e la riunificazione diventa finalmente possibile guardare con ironia e leggerezza alla divisione della Germania, e con un po’ di nostalgia per il mondo scomparso della Gemania dell’Est.

Le vite degli altri di Florian Henckel von Donnersmarck (2006). Oscar come migliore film straniero, il film è ambientato a Berlino Est nel 1984. I protagonisti sono una coppia di intellettuali e la spia della Stasi incaricata di sorvegliarli, che però comincia a coprirli.

6 film sul genocidio in Ruanda

Negli ultimi anni le vicende legate al genocidio avvenuto in Ruanda 20 anni fa sono state raccontate in alcuni film e documentari.

Il film più famoso è Hotel Rwanda (2004), diretto da Terry George. Il film è ambientato in un albergo di Kigali che durante il genocidio fu trasformato dal suo direttore in un luogo di rifugio per le vittime. Il film fu nominato agli Oscar e ai Golden Globe ed è disponibile anche in italiano.

 

Shooting Dogs (2005) è un film diretto da Michael Caton-Jones. Il film è basato sulle testimonianze di un inviato della BBC in Ruanda durante il genocidio.

 

Un dimanche à Kigali (2006) è un film diretto da Robert Favreau. Il film è tratto da un romanzo di Gil Courtemanche ed è incentrato su una storia d’amore tra un giornalista canadese e una ragazza ruandese durante il genocidio.

 

Shake Hands with the Devil (2007) è un film diretto da Roger Spottiswoode. E’ tratto dal libro autobiografico del generale Roméo Dallaire, comandante della missione ONU in Ruanda che cercò di scongiurare il genocidio.

 

Munyurangabo (2007) è un film di Lee Isaac Chung. Il film narra la storia dell’amicizia tra due ragazzi ruandesi di etnia diversa.

 

Kinyarwanda (2011) è un film di Alrick Brown.