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I diritti dei gay nel mondo, dal ‘700 a oggi

Il Washington Post ha pubblicato un’infografica in cui mostra il progresso dei diritti LGBT nel mondo negli ultimi secoli. Il primo provvedimento a loro favore fu la depenalizzazione degli atti omosessuali decisa dalla Francia rivoluzionaria nel 1791.

L’infografica è divisa per categorie e mostra i passi avanti fatti nei singoli stati in sei specifici campi della lotta per la parità dei diritti: abolizione del reato di omosessualità; punizione delle discriminazioni verso gli omosessuali sul posto di lavoro; possibilità di adozione per le coppie dello stesso sesso; riconoscimento delle coppie omosessuali; riconoscimento delle unioni civili; estensione del matrimonio a coppie dello stesso sesso.

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A oggi, l’omosessualità non è più considerata reato in 116 paesi del mondo, che rappresentano il 54,84% della popolazione mondiale, pari a circa 4 miliardi di persone. Il primo paese a depenalizzare l’omosessualità fu appunto la Francia nel 1791; la Repubblica Centrafricana, il Mozambico, Palau e Vanuatu sono stati gli ultimi paesi in ordine di tempo a eliminare il reato di omosessualità. In generale, il processo di depenalizzazione  è andato molto a rilento fino agli anni Novanta del Novecento, quando grandi paesi come la Russia (1993), la Cina (1997) e gli Stati Uniti (2003) hanno deciso di eliminare dai loro ordinamenti le leggi che punivano gli atti omosessuali.

L’introduzione di specifiche misure contro la discriminazione delle persone LGBT nei luoghi di lavoro è invece un processo molto più tardo, iniziato – sempre in Francia – solo nel 1985. A oggi, specifiche leggi contro la discriminazione sul lavoro esistono in 65 paesi del mondo, che rappresentano circa un miliardo di persone.

Più esigui, ma in rapido aumento, sono i numeri che riguardano il riconoscimento delle unioni civili e del matrimonio tra persone dello stesso sesso. A oggi, una o l’altra di queste forme di riconoscimento sono disponibili per poco più di un miliardo di persone. Il matrimonio è stato introdotto per la prima volta nei Paesi Bassi nel 2001 – contestualmente alla possibilità di adozione di figli, che prima non era prevista in nessun paese al mondo. Con la recente sentenza della Corte Suprema statunitense che estende il matrimonio tra persone dello stesso sesso a tutti i 50 stati dell’Unione, gli Usa sono il diciannovesimo paese a renderlo possibile.

Forme di riconoscimento delle coppie dello stesso sesso diverse dal matrimonio sono presenti in 15 stati del mondo. In 11 di questi, pari a quasi 400 milioni di abitanti, è stato introdotto l’istituto giuridico della convivenza registrata per le coppie dello stesso sesso (“unioni civili”). Il primo paese a introdurlo è stata la Germania nel 2001. Altri quattro paesi (Israele, Andorra, Repubblica Ceca e Costa Rica) non hanno introdotto le unioni civili come in Germania, ma prevedono comunque qualche forma di riconoscimento delle coppie dello stesso sesso.

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L’Eurovision e la promozione dei diritti LGBT in Europa

La vittoria della drag queen Conchita Wurst all’Eurovision Song Contest la scorsa settimana ha rappresentato un’ulteriore tappa nell’affermazione dell’Eurovision come grande evento per la promozione dei diritti delle persone LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender). La storia dell’affermazione dell’Eurovision come uno dei principali eventi europei per la promozione della visibilità e dei diritti delle persone LGBT è stata tracciata dalla storica britannica Catherine Baker sul suo blog.

L’Eurovision Song Contest fu fondato nel 1956, in corrispondenza con l’avvio dei principali processi di integrazione politica ed economica dell’Europa occidentale. Si trattava di una competizione tra cantanti di diversi paesi europei, trasmessa dalle televisioni dei paesi partecipanti. Secondo Baker, già negli anni Ottanta l’Eurovision aveva cominciato ad attrarre considerevole attenzione da parte delle comunità LGBT europee, sia per il suo carattere volutamente kitsch che per la sua promozione della diversità culturale.

In parallelo con il crescente riconoscimento dei diritti LGBT in vari paesi europei, il legame tra l’Eurovision e i diritti LGBT divenne sempre più esplicito verso la fine degli anni Novanta. Nel 1997 partecipò al festival il primo concorrente dichiaratamente gay, l’islandese Paul Oscar, e nel 1998 l’Eurovision fu vinto dalla transgender israeliana Dana International. Altre performance di artisti LGBT sono avvenute negli anni successivi.

Il legame tra l’Eurovision e la cultura e i diritti LGBT è stato gradualmente riconosciuto dagli stessi organizzatori del festival. L’Eurovision ha cominciato a promuovere esplicitamente i diritti LGBT e a porsi come occasione per dare visibilità alla causa. Ad esempio, il legame tra Eurovision e diritti LGBT fu affermato in occasione dell’edizione 2008, che si tenne in Serbia. Secondo Baker, l’affermazione del legame tra Eurovision e diritti LGBT ha contribuito ad affermare il rispetto di tali diritti come elemento importante dell’identità europea.

Catherine Baker insegna storia del Novecento all’università di Hull. Si occupa principalmente di storia dei Balcani e di storia della cultura popolare. Nel 2010 ha pubblicato Sounds of the Borderland: Popular Music, War and Nationalism in Croatia since 1991 e nel 2013 ha pubblicato con Michael Kelly Interpreting the Peace: Peace Operations, Conflict and Language in Bosnia-Herzegovina.