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Cos’hanno in comune Trump e Goldwater

Di Donald Trump si dice che fa il matto, di Ted Cruz che è matto. In ogni caso, lo straordinario successo dei candidati radicali alle primarie del partito repubblicano negli Stati Uniti è sorprendente se confrontato coi risultati delle primarie del passato – che venivano vinte da un “conservatore compassionevole” come George W. Bush, da un maverick come John McCain e da un moderato come Mitt Romney. Ma il successo dei radicali nelle primarie di quest’anno è davvero inedito?

A destra, il paragone che si fa più spesso è quello con le primarie del 1964, che furono vinte da Barry Goldwater. Senatore dell’Arizona molto conservatore, Goldwater sconfigge i candidati sostenuti dall’establishment del partito, molto più liberali e moderati – ma poi va a schiantarsi alle elezioni presidenziali, dove perde con un margine di 23 punti percentuali rispetto a Lyndon Johnson. Il paragone con Goldwater rassicura alcuni oppositori di Trump (potrà pure vincere le primarie, ma alle elezioni si schianta), ma ne preoccupa altri: l’America del 2016 non è quella del 1964, e se Goldwater venne sconfitto nel breve periodo, nel lungo periodo si trasformò nel «vero padre spirituale dell’odierno partito repubblicano».

Cos’hanno in comune Trump e Goldwater

1. Come Trump, anche Goldwater si candidò alle primarie contro l’establishment del partito repubblicano, che lo attaccò furiosamente dandogli dell’estremista, del razzista e del guerrafondaio – e a volte del pazzo irresponsabile. Critiche, manovre e persino uno “Stop Goldwater Movement” servirono a poco: quello vinse comunque le primarie, e lo fece rivendicando il suo estremismo. Nel discorso di accettazione della nomination affermò che «non è un difetto essere estremisti nella difesa della libertà».

2. Trump è stato accusato tra le altre cose di coltivare dei rapporti un po’ troppo stretti con la destra estrema e razzista. La stessa accusa fu rivolta a Goldwater: erano gli anni della battaglia sui diritti civili, e lui si opponeva alle leggi contro la discriminazione dei neri. Guadagnò così ampi consensi tra i bianchi del Sud, che fino ad allora avevano massicciamente votato a favore dei Democratici – in pratica i repubblicani non esistevano nemmeno, negli stati del Sud.

3. Se nel 1964 Goldwater riesce a sconfiggere i candidati espressione dell’establishment del partito, è anche perché riesce a raccogliere e mobilitare le energie di molti semplici elettori insoddisfatti nei confronti dei dirigenti politici tradizionali. Con la campagna di Goldwater emerge di fatto negli Stati Uniti un movimento conservatore di base, che raccoglie e mobilita elettori fino ad allora poco visibili e organizzati.

Quali sono le differenze tra Trump e Goldwater

1. Anche se si presentava come un oppositore dell’establishment, Goldwater era in realtà un politico di professione, con tutta una carriera alle spalle – e aveva sviluppato delle idee piuttosto precise e coerenti, che sono sopravvissute ben oltre la sua esperienza elettorale del 1964. Al contrario, Trump non ha alcuna esperienza politica e ha cambiato idea su quasi ogni argomento: il suo successo pare appoggiarsi soprattutto sulla sua immagine e sulla sua retorica, e quindi potrebbe non sopravvivergli.

2. Rispetto agli anni Sessanta, l’elettorato americano di oggi è diviso in maniera molto più netta: le posizioni di Goldwater all’epoca sembravano radicali, oggi sarebbero probabilmente considerate normali. La volatilità degli elettori oggi è molto minore, mentre a quel tempo non era raro votare democratico a un’elezione e repubblicano a quella successiva, e viceversa (Goldwater ricevette appunto un sacco di voti da tradizionali elettori democratici del Sud, mentre vari repubblicani insoddisfatti votarono per Johnson).

3. Nonostante i duri scontri durante le primarie, alla fine Goldwater vinse la nomination per le presidenziali con un’ampia maggioranza e senza seri contendenti: in un modo o nell’altro alla fine il partito repubblicano si ritrovò unito. Molto più profonde paiono le divisioni odierne, e molto meno ampia sarà in ogni caso la maggioranza ottenuta dal vincitore della nomination.

…E quindi?

Un numero crescente di osservatori pensa che una vittoria di Trump alle primarie segnerebbe una mutazione dell’identità stessa del Partito repubblicano, che magari condurrebbe a una sconfitta alle presidenziali, ma che potrebbe esercitare un’influenza di lungo periodo sulla politica americana. È vero, alle presidenziali Goldwater perse molto male, ma la sua esperienza viene spesso vista come il punto d’origine del reaganismo e dell’identità repubblicana degli ultimi decenni, sia in termini ideologici sia di costruzione di un blocco elettorale di riferimento.

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