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Perché la Turchia si infuria per il riconoscimento del genocidio armeno

Non è la prima volta che la Turchia reagisce in maniera forte al riconoscimento del genocidio armeno da parte di altri paesi. Lo sta facendo in questi giorni con la Germania, lo ha fatto con il Vaticano e con la Francia negli anni passati. Le reazioni turche sono spesso molto dure, a sottolineare come il tema sia per loro estramamente delicato.

Alessandro Iacopini, qui, ha ben spiegato le vicissitudini del riconoscimento del genocidio armeno. Ma perché per la Turchia l’argomento costituisce ancora un nervo così scoperto da farle richiamare l’ambasciatore da tutti i paesi che lo riconoscono?

La questione ha diversi aspetti. Per prima cosa i turchi negano che sia mai stata riscontrata la volontà di eliminazione del popolo armeno da parte dell’Impero ottomano. Questo aspetto introduce una seconda questione, l’eredità storica. In quegli anni l’Impero ottomano viveva la sua “seconda era costituzionale”, il movimento dei Giovani Turchi aveva imposto al sultano una monarchia costituzionale. Questo momento storico di transizione rimane un riferimento politico molto importante per la Turchia contemporanea – lo era per la Turchia laica di Ataturk, lo è per la nuova Turchia di Erdogan. Riconoscere il genocidio sarebbe come riconoscere una macchia nelle proprie radici storiche.

Vi è poi una questione politico-territoriale: la Turchia teme che il riconoscimento del genocidio possa portare a rivendicazioni territoriali da parte dell’Armenia, che viene invece descritta come uno stato aggressore dell’Azerbaijan. In più la questione si intreccia con quella curda: Ankara teme che concedere questo riconoscimento possa spingere i curdi a insistere nelle proprie rivendicazioni.

Infine vi è una questione economica. Il reato di genocidio non prevede la prescrizione, e dunque il suo riconoscimento potrebbe portare la Turchia a dover riconoscere dei risarcimenti alle vittime e ai loro discendenti, ed è difficile quantificare l’importo di tali eventuali riconoscimenti.

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6 film sul genocidio degli armeni

Il genocidio degli armeni accadde cento anni fa, eppure in tutti questi decenni sono stati pochissimi i film dedicati a quella storia – ad eccezione del cinema armeno, che però non viene quasi mai doppiato e distribuito all’estero. I genocidi sono vicende incommensurabili, di cui non ha senso fare classifiche: però l’attenzione riscossa dal genocidio armeno nel cinema è di molto inferiore a quella di altri genocidi, a partire dalla Shoah. È in gran parte un’attenzione recente, che si accompagna col crescente riconoscimento storico e politico del genocidio armeno avvenuto nell’ultimo decennio.

Il più antico film sul genocidio – di cui sono giunti a noi solo alcuni frammenti – è Ravished Armenia (noto anche come Auction of Souls), un film muto americano del 1919. Venne tratto dall’omonimo libro di memorie di Aurora Mardiganian, un’armena sopravvissuta al massacro, che recita sé stessa nel film.

Uno dei più famosi registi di origine armena è Henri Verneuil, come molti rifugiato in Francia con la famiglia dopo il genocidio.  Dopo essersi affermato come uno dei principali registi del cinema francese, alla fine della sua carriera Verneuil girò due film autobiografici. Nel primo, Mayrig (1991), si racconta la fuga della famiglia del regista dal genocidio e il loro arrivo in Francia. La madre dell’autore è interpretata da Claudia Cardinale.

Dopo Verneuil, nel 2002 fu un altro regista di origine armena e di fama internazionale a dedicare un film al massacro degli armeni. Il regista canadese Atom Egoyan girò Ararat – Il monte dell’Arca, un film ambientato negli anni Duemila, ma legato direttamente al genocidio: il giovane protagonista lavora a un film su di esso e si reca in Armenia per scoprire la storia dei suoi antenati. A interpretare il ruolo del regista di questo film nel film è uno dei più celebri personaggi di origine armena, il cantante francese Charles Aznavour.

Se si escludono gli autori armeni, il primo grande film dedicato al genocidio armeno fu La masseria delle allodole, girato nel 2007 da Paolo e Vittorio Taviani a partire dall’omonimo libro di Antonia Arslan. Grazie alla produzione e al cast internazionali, al successo di pubblico e alla centralità della vicenda del genocidio nel film, La masseria delle allodole è senz’altro la principale opera dedicata dal cinema europeo alla vicenda del massacro degli armeni.

Film-documentario, Le fils du marchand d’olives è stato girato nel 2012 da Mathieu Zeitindjioglou. Assieme alla moglie, il regista s’è recato in Armenia per scoprire la storia del nonno, scampato al genocidio del 1915. Il film mescola interviste, diario di viaggio e sequenze di animazione.

Lo scorso anno Fatih Akin, regista della Sposa turca, ha presentato al festival del cinema di Venezia Il padre (titolo originale The Cut). Akin è un regista tedesco di origine turca, eppure la storia raccontata nel Padre è la storia di alcune vittime del genocidio armeno, che la Turchia continua a negare. Sopravvissuto al massacro, il padre protagonista del film si mette alla ricerca delle figlie.

Fonte dell’immagine: Film Italia