Archivi tag: Notabilia

Smile Jamaica

Notabilia è un programma sulla storia e la musica trasmesso due volte al mese su Radio Ca’ Foscari e curato dal Mondo Contemporaneo assieme a Diacronie. Questa è la seconda puntata, dedicata alla Giamaica degli anni Settanta; sul sito di Diacronie si trovano una serie di materiali di approfondimento. La prossima puntata andrà in onda giovedì 16 marzo. 

Negli anni Settanta la Giamaica è un paese che sta attraversando un periodo di grandi e dolorosi cambiamenti. Dopo dieci anni di indipendenza dalla Gran Bretagna – un’indipendenza ottenuta senza strappi e nata grazie alle lotte dei lavoratori e al pensiero degli africanisti e dei nazionalisti neri come Marcus Garvey – il paese era fortemente diviso in base alla classe sociale e al colore della pelle.

Un’economia fragile, basata sull’estrazione della bauxite e sulla coltivazione della frutta, destinate al mercato estero, lasciava alla maggioranza povera del paese lavori stagionali e sottopagati nel settore del turismo. Al di sopra di questi sufferers, come vengono chiamati sull’isola i più poveri, vi era una classe media impiegatizia e istruita, e sopra ancora un’élite di proprietari terrieri e industriali, sostenuti prevalentemente da capitale straniero, statunitense e britannico.

A dividersi la scena politica sono due partiti, il Jamaica Labour Party e il People’s National Party. Entrambi nati dalle rivolte operaie e nere scoppiate alla fine degli anni Trenta, sono guidati da due leader carismatici – il primo da Alexander Busta Bustamante, il secondo da Norman Manley. Sono due personalità molto diverse tra loro, che hanno accompagnato entrambe la Giamaica verso l’indipendenza.

I primi dieci anni di libertà sono guidati dal JLP, che in quegli anni rappresenta sia le élites che i più poveri abitanti dei ghetti – mentre il PNP rappresenta i ceti medi cittadini e i lavoratori salariati. Ma alla fine degli anni Sessanta a guidare il PNP viene nominato il figlio di Norman Manley, Micheal. Laureatosi alla London School of Economics seguendo i corsi del socialista Harold Laski, aveva collaborato con sindacati e giornali vicini al PNP.

Micheal Manley aveva colto la necessità di entrare in contatto con diversi strati della popolazione. Per questo scelse di avvicinarsi anche agli strati più umili, usando i loro riferimenti culturali: la musica e il rastafarianesimo.

Il rastafarianesimo è una religione nata sulla scia del pensiero di Marcus Garvey, e si ritiene erede del cristianesimo come questo lo era stato dell’ebraismo. I rasta credono che Hailé Selassié – che prima dell’incoronazione a Negus Neghesti (Re dei re) d’Etiopia era il Ras Tafari, da qui il nome del movimento – sia stato un nuovo messia, che avrebbe ricondotto i neri della diaspora a una nuova Sion, contrapposta alla Babilonia che per i rasta è lo Shitstem (parola inglese intraducibile nata dalla crasi di shit e system).

Alla fine degli anni Sessanta la Giamaica era in grande subbuglio, moltissimi erano gli scioperi e la situazione era ritenuta dagli stessi giamaicani sul punto di esplodere. A descrivere bene questa situazione ci pensa la canzone degli Ethiopians Everything crash.

È una canzone root reggae, cioè del reggae delle origini, e quasi elenca tutte le categorie di lavoratori che sono entrati in sciopero. Il reggae, nato dall’evoluzione del mento e dello ska, è la forma di espressione prediletta degli abitanti dei ghetti: anche il suo massimo esponente, Robert Nesta “Bob” Marley, è cresciuto in uno di questi quartieri, Trenchtown, nella capitale Kingston.

Nonostante il rifiuto di molti rastafariani verso l’intero sistema politico giamaicano, la situazione era tale che Michael Manley riuscì ad attirare su di sé l’attenzione e la fiducia di molti, in un senso anche interclassista. Usò anche la musica reggae: molti artisti, compreso lo stesso Bob Marley, gli si avvicinarono e composero per lui canzoni. Una canzone molto significativa di quel periodo è Better Must Come di Delroy Wilson.

La canzone non ha un contenuto politico, anzi è il lamento dell’autore per non essere ancora riuscito a sfondare nella musica. Wilson accusa qualcuno, forse i discografici, per questi suoi fallimenti, ma ascoltandola i giamaicani traslarono questa accusa nelle loro vite, identificando i colpevoli coi politici del JLP, che avevano governato fino ad allora ed erano considerati responsabili di fatiche e ingiustizie. Manley e il PNP ottengono una vittoria schiacciante, ma le aspettative sono molto alte e nonostante i tentativi di grandi riforme il sostegno inizia subito a venire meno. Riforme sociali importanti, come quella della scuola resa gratuita fino all’università, e dirette ad aumentare lavoro e partecipazione politica sono minate da corruzione, clientelismo e violenza.

Da sempre la politica giamaicana aveva coinvolto delle vere e proprie gang nelle proprie attività. Queste gang controllavano interi quartieri ed erano solite scontrarsi violentemente. Sia il PNP che il JLP avevano le proprie bande, e negli anni Settanta la loro violenza aumentò esponenzialmente, fino a causare quasi mille morti durante la campagna elettorale del 1980.

Il contesto internazionale di quegli anni è fondamentale: solo un anno dopo il colpo di stato militare in Cile del 1973, per aumentare il sostegno da parte della popolazione più umile Manley annunciò la propria adesione al socialismo democratico. Nonostante le dichiarazione di lontananza dall’Unione Sovietica e da Cuba, gli Stati Uniti non gradirono questo spostamento, e c’è chi sostiene che dietro l’aumento delle violenze ci sia stata anche una loro partecipazione. L’adesione al socialismo democratico e al blocco dei paesi non allineati crearono una situazione complessa sia dentro che fuori dalla Giamaica. Da un lato Manley dovette comunque cercare sostegno da Cuba, sia economico che politico, e questo insospettì ancora di più gli USA, dall’altro il JLP iniziò una campagna che portava allo scontro di civiltà, basata sull’opposizione frontale tra libertà e comunismo.

Le elezioni del 1976 videro il governo e Manley in grande difficoltà, nonostante alcuni risultati ottenuti soprattutto nelle campagne, e soprattutto videro l’allentamento di una parte della base sociale che aveva sostenuto il PNP quattro anni prima. Il ceto medio che aveva visto in Manley il Kennedy giamaicano ora aveva paura di trovarsi davanti a una specie di Castro; rastafariani e musicisti reggae si ritirarono, parte della popolazione si sentì tradita. Ci sono molte canzoni che descrivono questa situazione, in particolare Roman soldiers of Babylon di Jacob Miller, nella quale i politici sono accusati di portare divisione, menzogne e violenza.

La violenza preoccupava molti rastafariani e fu così che Bob Marley, che ne aveva cantato in Johnny was a good man, decise di spendersi in prima persona organizzando lo Smile Jamaica Concert che, tenendosi lontano da entrambi i partiti, avrebbe voluto essere un appello alla pace. Ma il PNP stabilì che le elezioni si sarebbero svolte il giorno dopo il concerto, trasformandolo di fatto in un comizio finale del PNP.

Il giorno prima del concerto una gang vicina al JLP, forse col sostegno della CIA, fece irruzione sparando nella villa di Bob Marley in Hope Road e ferì il cantante e la moglie, ma non uccise nessuno. Nonostante le ferite Marley suonò ugualmente per due ore, ma subito dopo il concerto lasciò il paese.

Il secondo mandato di Manley fu altrettanto difficile: scoppiò uno scontro con il Fondo Monetario Internazionale, al quale Manley prima si avvicinò e poi si allontanò, amplificando la crisi economica. La violenza aumentò ancora per le strade di Kingston, le gang si scontravano quotidianamente, lo corruzione e il clientelismo erano tornati a livelli altissimi. Fu così che nel 1980 il JLP vinse le elezioni ponendo fine al decennio socialista in Giamaica.

Rieccoci/1

Dopo qualche mese di letargo, il Mondo Contemporaneo torna a svegliarsi. Riprendiamo innanzitutto da uno dei fili che abbiamo seguito negli anni scorsi, quello del rapporto tra storia e musica che è stato al centro della rubrica “Storia dal jukebox“. Nei prossimi mesi continueremo a usare la musica per raccontare pezzi di storia (e viceversa), ma lo faremo in una forma parzialmente nuova: assieme agli amici di Diacronie ci occuperemo della trasmissione “Notabilia”, in onda ogni due settimane su Radio Ca’ Foscari, la radio dell’università di Venezia.

Le puntate saranno disponibili in streaming e in podcast e saranno arricchite da una serie di materiali pubblicati su questo sito e sul sito di Diacronie. La prima puntata sarà trasmessa giovedì 16 febbraio alle 15, sarà dedicata alla resistenza contro la dittatura dei colonnelli in Grecia tra gli anni Sessanta e Settanta.

logo-radiocafoscari