La Crimea, il Kosovo e il principio di autodeterminazione

Peter Baker sul New York Times riflette sulla relatività dei principi di sovranità e autodeterminazione degli stati, confrontando il caso della possibile secessione della Crimea dall’Ucraina con casi simili emersi negli ultimi decenni. In particolare, Baker riflette sulle somiglianze e sulle differenze tra il caso crimeo e il caso della secessione del Kosovo dalla Serbia avvenuta nel 2008.

Nel caso della secessione del Kosovo, le parti erano invertite: gli Stati Uniti la appoggiavano, mentre la Russia vi si opponeva fortemente. Ora il governo russo cerca di legittimare la sua posizione sulla Crimea appellandosi al Kosovo come un precedente che va osservato. Gli oppositori della politica russa in Crimea sottolineano le differenze notevoli che separano questo caso dal caso kosovaro e negano che il Kosovo possa valere da precedente.

Baker mostra come le posizioni degli Stati Uniti sulla sovranità e sull’autodeterminazione sono relative e variano a seconda delle circostanze:

“Il caso attuale sottolinea ancora una volta che, quali che siano i principi generali che vengono articolati, l’accettabilità della secessione di alcune regioni spesso dipende dalle circostanze.”

Ad esempio, gli Stati Uniti hanno appoggiato la secessione di Timor Est e del Sud Sudan, si oppongono alla secessione di Cecenia e Abcasia e hanno una posizione complessa sull’autodeterminazione della Palestina. Gli stessi Stati Uniti nacquero da una secessione dall’impero britannico.

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Una storia globale del ramen

University of California Press ha recentemente pubblicato The Untold History of Ramen: How Political Crisis in Japan Spawned a Global Food Craze di George Solt. Il libro traccia una storia globale del ramen, uno dei piatti più popolari della cucina giapponese.

Fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale il ramen era considerato un piatto per gli strati più poveri della popolazione. Solt mostra l’impatto esercitato sull’immagine del ramen dai flussi del mercato nero durante l’occupazione statunitense del Giappone (1945–1952), dai cambiamenti della struttura della forza lavorativa giapponese nei decenni successivi e dalla ricerca di nuovi simboli identitari durante la stagnazione economica iniziata nei primi anni Novanta. Il risultato di questi cambiamenti fortemente legati ai processi internazionali fu l’affermazione del ramen come uno dei piatti nazionali più famosi.

George Solt insegna storia alla New York University. The Untold History of Ramen è il suo primo libro ed è tratto dalla sua tesi di dottorato.

Fonte dell’immagine: Wikimedia Commons

Lo stratagemma della finta frontiera in Cecoslovacchia

Un articolo di Rob Cameron su Radio Praha racconta l’incredibile storia dell’Operazione Stone, condotta dalla polizia segreta cecoslovacca tra il 1948 e il 1951.

Dopo la presa del potere da parte dei comunisti in Cecoslovacchia, la polizia segreta costruì una finta frontiera tra Cecoslovacchia e Germania occidentale, distante alcuni chilometri dalla vera frontiera. Quando superavano la finta frontiera, i cecoslovacchi che cercavano di fuggire dal loro Paese erano accolti da bandiere statunitensi e da finti funzionari statunitensi (all’epoca gli Stati Uniti amministravano la regione della Germania occidentale confinante con la Cecoslovacchia). I finti funzionari raccoglievano tutte le informazioni possibili sui contatti dei fuggiaschi e requisivano i loro beni. Subito dopo, i fuggiaschi erano arrestati e incarcerati.

L’ideatore dello stratagemma della falsa frontiera fu il membro della polizia segreta Evžen Abrahamovič, che è morto alcuni giorni fa. Abrahamovič fu incriminato per l’Operazione Stone nel 2013, ma il caso fu archiviato a causa delle sue precarie condizioni di salute.

Fonte dell’immagine: Wikimedia Commons

Chi era Huber Matos

Il 27 febbraio scorso è morto Huber Matos, nato nel 1918. Matos fu un comandante dell’esercito guerrigliero guidato da Fidel Castro durante la rivoluzione cubana. Dopo la vittoria, Matos si oppose alla svolta comunista del regime e fu arrestato nel 1959. Recluso in carcere fino al 1979, Matos lasciò Cuba e divenne un oppositore attivo e intransigente del regime di Fidel Castro.

Il Guardian ha pubblicato un necrologio di Matos.

La memoria russa e l’importanza della Crimea

Un articolo di Cassini e di Kevin Limonier sulla rivista geopolitica francese Diploweb.com sostiene che l’attuale intervento russo in Crimea sia dovuto anche all’importanza simbolica ricoperta dalla città crimea di Sebastopoli: “Più che come mirato a difendere degli interessi militari, l’intervento russo va visto come segno della volontà di Mosca di mostrarsi come redentrice della mitologia imperiale, di cui si nutre da vari anni la retorica di Putin”.

Sebastopoli entrò nell’immaginario collettivo russo a causa dell’assedio che subì durante la guerra di Crimea, che fu raccontato anche da Lev Tolstoj. Durante la Seconda Guerra Mondiale, Sebastopoli fu assediata e quasi interamente distrutta dall’esercito tedesco. La distruzione della città viene ancora intensamente ricordata.

Fonte dell’immagine: Wikimedia Commons

Gli interventi militari russi dal 1989 a oggi

L’agenzia di stampa AFP ha pubblicato una mappa che mostra i casi in cui la Russia è intervenuta militarmente in stati a lei vicini a partire dalla fine della guerra fredda.

Nel 1992 la Russia intervenne in Moldavia per via della regione contesa della Transnistria. Nello stesso anno la Russia intervenne anche in Tagikistan, interessato da una guerra civile dopo la proclamazione dell’indipendenza avvenuta nel 1991. Nel 2008 la Russia intervenne in Georgia per via delle regioni contese dell’Abcasia e dell’Ossezia del Sud.

Dieci canzoni sulla guerra fredda

Chris Gerard ha pubblicato su MetroWeekly un elenco di “dieci delle più memorabili canzoni sulla guerra fredda degli anni Ottanta”. Tra le canzoni selezionate da Gerard, ci sono “Games Without Frontiers” di Peter Gabriel (1980), “New Year’s Day” degli U2 (1983), “Russians” di Sting (1985) e “Land of Confusion” dei Genesis (1986).

Mentre gli anni Settanta furono caratterizzati da un processo di distensione nelle relazioni internazionali, la tensione tornò a crescere verso la fine del decennio. Gli storici talvolta definiscono “seconda guerra fredda” la fase del conflitto tra blocco occidentale e blocco sovietico che iniziò alla fine degli anni Settanta.

L’ultima volta che ucraini e russi si scontrarono militarmente

Un articolo su Military History Now  racconta la storia dell’Esercito Insurrezionale Ucraino (in ucraino Ukrains’ka Povstans’ka Armija, UPA). L’UPA fu un esercito guerrigliero nazionalista attivo in Ucraina tra il 1942 e l’inizio degli anni Cinquanta.

Durante la Seconda Guerra Mondiale l’UPA combatté prima contro l’occupazione dell’Ucraina da parte dell’esercito tedesco e poi contro l’occupazione da parte dell’esercito sovietico. L’UPA si sviluppò come ala militare dell’Organizzazione dei nazionalisti ucraini, che auspicava la costruzione di uno stato ucraino indipendente ed etnicamente omogeneo. Oltre a combattere gli eserciti occupanti, l’UPA svolse operazioni di polizia etnica contro la minoranza polacca residente in Ucraina. La lotta dell’UPA contro l’Unione Sovietica continuò anche dopo la conclusione della guerra mondiale, assumendo però forme terroristiche a causa dell’indebolimento dell’UPA sul piano militare. L’UPA fu annientata nei primi anni Cinquanta.

In Ucraina la memoria sull’UPA è controversa. Ci sono tendenze che identificano nell’UPA un movimento patriottico da celebrare. Manifestazioni sono organizzate per ricordare l’anniversario della formazione dell’UPA, e la bandiera rossa e nera dell’UPA è stata utilizzata nelle proteste avvenute nelle ultime settimane in Ucraina. La memoria delle minoranze russe e polacche è invece molto più negativa.

Fonte dell’immagine: Wikipedia

Il test nucleare a Bikini 60 anni fa

Il 1° marzo 1954 gli Stati Uniti condussero un test nucleare nell’atollo di Bikini nelle Isole Marshall. L’esplosione della bomba all’idrogeno fu di 15 megatoni, circa mille volte più potente dell’esplosione provocata dalla bomba lanciata su Hiroshima nel 1945. Gli esperimenti nucleari statunitensi nelle Isole Marshall continuarono fino al 1958. La contaminazione radioattiva fu molto ampia e parte delle Isole Marshall ne è ancora affetta.

Il Guardian ha pubblicato un articolo sul 60° anniversario dell’esplosione.

Come rappresentare la Shoah nei musei

Jennifer Hansen-Glucklich ha pubblicato uno studio sul problema della memoria e della rappresentazione della Shoah nei musei. Il libro si intitola Holocaust Memory Reframed: Museums and the Challenges of Representation ed è stato pubblicato da Rutgers University Press.

Il problema principale della rappresentazione della Shoah nei musei è la necessità di offrire ai visitatori delle rappresentazioni rispettose della realtà storica ma non banali. Hansen-Glucklich studia i casi di tre musei: lo Yad Vashem a Gerusalemme, il Museo ebraico di Berlino e il Museo memoriale dell’Olocausto a Washington. Analizza le soluzioni di rappresentazione impiegate, considerando le differenze tra la memoria della Shoah in Israele, in Germania e negli Stati Uniti.

Jennifer Hansen-Glucklich  insegna lingua e letteratura tedesca presso la University of Mary Washington. Holocaust Memory Reframed è il suo primo libro.